E adesso che si può dire per evitare che l’entusiasmo prenda il sopravvento sulla razionalità? Mercoledì l’allenatore Marcello Angheleddu è stato chiaro: piedi per terra, il Monastir punta a salvarsi. Nessuna scaramanzia, solo realismo legato a motivazioni solide. Però poi lo stesso giorno la sua squadra ha rifilato un secco 3-0 al Valmontone, club che stava sulla stessa linea di classifica (34 punti) e definita forte e quadrata proprio dal tecnico campidanese.
È stato più forte il club neopromosso in Serie D. Una formazione che alla sua prima esperienza assoluta in un campionato più vicino al professionismo che al dilettantismo è stata capace, dopo 23 partite sulle 34 totali, di incamerare 37 punti e di issarsi in terza posizione assieme alla Nocerina, società che ha calcato i campi di Serie B. Piena zona playoff in una stagione che vede in campo club altamente competitivi. «Il girone più difficile degli ultimi vent’anni, una cosa simile non l’ho mai vista»: parole di Angheleddu. Evidentemente il suo Monastir fa parte delle più forti. Una squadra giovane, come giovane è l’uomo che la guida dalla panchina, con tanti talenti e tanti under non può che avere un grande futuro davanti se riuscirà a tenere i nervi saldi e a non volare troppo con la fantasia.
La società si sta strutturando e il tecnico ha dimostrato di saper cavalcare l’onda cavandosela nei momenti difficili, che sono già arrivati e potrebbero ripetersi da qui alla fine. Domani in casa è in programma il derby con il Latte Dolce: anche se il Monastir dovesse cominciare a calare, nessuno potrebbe fargliene una colpa: il suo torneo l’ha già vinto.
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