Mosca. L'Ucraina ha intensificato la pressione sulla Russia con una nuova ondata di oltre 700 droni lanciati contro diverse regioni, inclusa quella di Mosca, mentre proseguono gli attacchi contro infrastrutture energetiche e logistiche. Continui i raid contro la Crimea, annessa da Mosca nel 2014: le autorità hanno dichiarato lo stato d'emergenza per la grave carenza di carburanti ed elettricità, e il governatore Serghei Aksyonov ha definito «critica» la situazione dei rifornimenti, dopo il blocco della vendita di benzina ai privati e gli attacchi a raffinerie, navi e camion cisterna diretti nella penisola.
Secondo l'intelligence ucraina sono state colpite anche due navi russe impiegate nel supporto logistico e dei sistemi di difesa nell'area di Kerch, vicino al Ponte di Crimea.
Sul piano politico-militare, il “Guardian” riferisce che i servizi segreti lettoni e di un altro Paese Nato ritengono che il Cremlino possa valutare azioni ibride contro Stati baltici o Polonia per scoraggiare il sostegno occidentale a Kiev, pur non avendo la capacità di aprire un nuovo fronte. Intanto Putin ha incontrato il presidente bielorusso Lukashenko per discutere di sicurezza regionale, mentre Lavrov ha riacceso il confronto con Washington sostenendo che nel vertice con Donald Trump dello scorso Ferragosto erano stati raggiunti accordi preliminari sul conflitto, smentendo le dichiarazioni del segretario di Stato Marco Rubio. Sul fronte umanitario, Russia e Ucraina hanno infine effettuato un nuovo scambio di 160 prigionieri per parte.
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