Il 24 febbraio scorso, nel corso della loro visita a Kiev, Antonio Costa e Ursula von der Leyen furono condotti in una delle fabbriche di droni della capitale. Restando letteralmente a bocca aperta per i progressi compiuti dall'Ucraina nella produzione dell'arma più usata nel conflitto con la Russia. Che registra nuovi capitoli. Alexey Likhachev, amministratore delegato di Rosatom, il colosso dell’energia russo, accusa: «Il capo ingegnere della centrale nucleare di Zaporizhzhia, Alexander Yakovlev, è stato ucciso in un attacco terroristico mirato da parte del regime di Kiev».
La visita
La presidente della Commissione è tornata ieri a Kiev concretizzando quanto immaginato in inverno: con Volodymyr Zelensky è stato siglato un cosiddetto “Drone Deal”, un accordo di sinergia industriale per la produzione di droni. Senza la firma del premier serbo Aleksandar Vucic. La numero uno di Palazzo Berlaymont sperava di annunciare in persona a Zelensky il via libera dei 27 al ventunesimo pacchetto di sanzioni. Così non è stato. Ha dovuto quindi concentrare tutta la sua attenzione sulle partnership nella difesa, sulla scia della Coalizione sui sistemi anti-aerei nata lunedì a Parigi, a margine del vertice dei Volenterosi. Von der Leyen ha evitato invece di soffermarsi su un’ulteriore - e non marginale - novità sempre in fatto di collaborazione militare. Secondo il Financial Times, Kiev ha ottenuto dalla Commissione una deroga per una parte della tranche da 6 miliardi di euro del prestito da 90 accordato da Bruxelles per acquistare componenti per droni dalla Cina. Due gli aspetti da sottolineare. Il primo è che l'Europa non ha le capacità industriali per soddisfare le richieste di Kiev. Il secondo è che la deroga «mette inoltre in evidenza il ruolo della Cina nella fornitura di armamenti a entrambe le parti in questo conflitto che dura ormai da oltre quattro anni, sebbene l'Ue abbia accusato Pechino di essere il principale facilitatore della guerra della Russia contro l'Ucraina», si legge sul Ft. L’esecutivo Ue ha cercato di derubricare la questione, ricordando che tali deroghe rappresentano «un'eccezione limitata e non la regola». A Kiev, invece, von der Leyen si è soffermata solo sul nuovo accordo tra Ue e Ucraina. Nell'ambito del nuovo partenariato la Commissione, sempre sulla base del prestito da 90 miliardi di euro, ha sborsato un altro miliardo - dopo i 3,9 erogati il 30 giugno - all'Ucraina per l'acquisto e la produzione di droni. L'intesa punta ad avviare entro la fine del 2026 la produzione congiunta di droni e sistemi anti-drone e ad estendere la cooperazione alla produzione di missili antibalistici entro il 2028. Tra le aziende europee selezionate c’è anche l'italiana Fincantieri. La Commissione ha inoltre annunciato il futuro esborso di altri dieci miliardi, per finanziare ulteriori droni, missili e aerei da combattimento. Il bacino potrebbe essere rappresentato dai miliardi non erogati per il programma Safe. Che, tra i Paesi che non l'hanno attivato, include anche l'Italia. La visita di von der Leyen è stata segnata dalle sirene anti-aeree (con l'ex ministra della difesa tedesca costretta nei rifugi) e dalla consegna dell'onorificenza “Ordine d'Europa” alla presidente della Commissione.
Rimpasto
Il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha annunciato le sue dimissioni, nell'ambito di un rimpasto di governo ordinato dal presidente Volodymyr Zelensky che ha visto le dimissioni della premier Yulia Svyrydenko.
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