La guerra

Drone russo sugli 007 di Kiev 

Il raid alla vigilia della missione di Witkoff e Kushner in Russia e Ucraina 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Kiev. Un drone russo ha centrato il quartier generale dell’intelligence interna di Kiev alla vigilia della missione di Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati da Trump prima a Mosca e poi in Ucraina. Il presidente russo Vladimir Putin solo giovedì aveva parlato di una possibilità di risolvere il conflitto, ma la dura realtà dei fatti parla di un continuo intensificarsi dei raid.

Nove feriti

L’attacco non è stato un’operazione di routine. Secondo quanto denunciato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il drone russo ha preso di mira «lo studio del capo»: colpendo i servizi di sicurezza ucraini, Mosca vuol dimostrare che la difesa della capitale è vulnerabile e fiaccarne la resistenza. La risposta di Zelensky è stata immediata e incisiva: «Risponderemo in modo adeguato, significativo e, se possibile, in modo proporzionale». Il capo dello Sbu, Oleksandr Poklad, presunto bersaglio del raid, gli ha già indicato dei piani «di risposta: i luoghi da colpire per sono già stati stabiliti e il momento verrà scelto in modo da garantire i risultati», ha detto sibillino Zelensky. L’attacco, che ha ferito nove persone oltre ad aver danneggiato la cattedrale di Santa Sofia (patrimonio dell’Unesco), non solo rappresenta «una grave escalation che richiede risposte risolute» ma, per il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, è la prova che Putin non vuole alcuna tregua nelle ostilità: «Mosca, ha lanciato questo attacco durante una rinnovata iniziativa diplomatica per la pace, mettendo in luce il suo reale rifiuto della diplomazia».

Sul terreno

La fiammata, oltre a complicare la missione della diplomazia Usa, si inserisce in una fase di stallo dinamico, dove ogni chilometro guadagnato sul campo o ogni palazzo sventrato a Kiev pesa come un macigno sul futuro tavolo delle trattative. Per Trump, impelagato nel conflitto con l’Iran a due mesi dal voto di midterm, sarebbe prezioso uscire almeno dal sanguinoso pantano ucraino. Ma la strategia del fatto compiuto e del terrore dai cieli applicata da Putin riduce i margini di manovra dei due negoziatori statunitensi. Decisi comunque a tenere aperti i canali di comunicazione per raggiungere quella piattaforma di mediazione che potrebbe aprire la via ad un incontro diretto tra Zelensky e Putin. Nel frattempo continua il logoramento dei raid incrociati che infiammano il Mar Nero, con i droni di Kiev che hanno preso di mira depositi di petrolio e navi a Sochi, mentre quelli russi hanno fatto ancora vittime a Odessa (un morto e tre feriti) e a Kherson (un morto e 12 feriti). Così, mentre Mosca continua a rivendicare piccoli passi avanti sul campo - ieri la conquista del villaggio di Gruzskoye nel Donetsk - Witkoff e Kusher preparano le valigie per una missione complessa anche dal punto di vista della sicurezza. Tra Mosca e Kiev, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, non ci saranno accordi diretti per la sicurezza durante la visita, mentre Zelensky invita a «cessare i raid» durante la visita. I russi - è la tesi dei media ucraini - avrebbero cercato di disincentivare la tappa ucraina degli emissari del tycoon fino a ipotizzare l’annullamento della missione dei due a Kiev.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?