Napoli. Il cuore del piccolo Domenico Caliendo era già stato espiantato prima che l'equipe del Monaldi verificasse lo stato di quello da trapiantare proveniente da Bolzano. E quando i medici hanno appurato che questo era compromesso e non avrebbe mai fatto un battito era troppo tardi per tornare indietro. A confermare la circostanza la deposizione resa al pm nei giorni scorsi da un'infermiera specializzata presente in sala operatoria lo scorso 23 dicembre.
Senza parole
«Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace vuoto», dice. Sollecitata dalle domande del magistrato, la teste ha ripercorso tutte le fasi dell'operazione dopo l'arrivo del nuovo cuore: «Dopo circa 5-6 minuti il coperchio del contenitore venne aperto e si accorsero che qualcosa non andava e che il cuore vecchio di Domenico era già sul tavolo». «Posso affermare - la testimonianza - che il dottor Oppido (il cardiochirurgo autore dell'intervento, ndr) stava ultimando la cardiectomia quando il contenitore non era ancora aperto».
Errori
«Fu una mia collega a riferirmi che era tutto congelato. Io dissi: “Allora è meglio che si tiene il suo” e lei: “Ma l'ha già tolto” in quanto vedeva che il cuore vecchio era già sul tavolo dello strumentista». «A quel punto tutti si sono concentrati sul cercare di estrarre il secchiello dal contenitore e poi nel lavoro di scongelare il cuore. Ci sono voluti circa 20 minuti. Il dott. Oppido prese il cuore in mano e disse: “Questo non farà neanche un battito”. Subito dopo l'impianto, e accertato che non c'era stata nessuna funzionalità elettrica del nuovo cuore, il paziente fu messo in Ecmo».
Rischiano di allungarsi intanto i tempi per l'autopsia in calendario martedì. Il legale della famiglia Caliendo ha annunciato istanza di ricusazione per uno dei cardiochirurghi del collegio dei periti scelti dal gip di Napoli per l'incidente probatorio. Mauro Rinaldi, docente di Cardiochirurgia dell'Università di Torino, si sarebbe espresso sui fatti in oggetto oltre ad essere coautore di una pubblicazione scientifica con uno dei medici indagati. Circostanze che - a detta del legale della famiglia di Domenico - ne comprometterebbero la necessaria imparzialità. La palla passa ora al giudice. Dopo che nella tarda serata di venerdì l'azienda ospedaliera cui fa capo il Monaldi ha deciso di sospendere i due dirigenti medici coinvolti in prima battuta nell'espianto e nel successivo trapianto dell'organo.
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