Il concerto.

Dolcenera e «i valori sinceri degli Istentales» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Dopo Alghero, Budoni e Oschiri, Dolcenera e gli Istentales tornano a incontrarsi sul palco Torangius di Oristano questa sera alle 21.30, per uno spettacolo a ingresso libero, che mescola folk identitario e pop-rock in un cocktail esplosivo, all’interno dell’evento “Isola che Vespa!”. Voce potente da una parte, radici sarde dall’altra: un’accoppiata che funziona, e il pubblico lo sa già. Prima del concerto, abbiamo incontrato l’artista, che si è raccontata a tutto tondo: dal legame con gli Istentales al rapporto viscerale con la Sardegna, dalle riflessioni sul futuro affidate al singolo “My Love” fino all’esperienza a “Pechino Express” («non sono tagliata per la tv»), per arrivare al nuovo progetto teatrale che la aspetta in autunno.

Come è nato il progetto che la unisce agli Istentales, tra il loro folk identitario sardo e il suo pop-rock?

«Con gli Istentales ci lega un rapporto che dura da vent’anni, nato all’epoca della rassegna “Voci di Maggio”, quando collaborammo insieme alla realizzazione di un brano. Ci accomuna la stessa radice cantautorale e in loro ho sempre ritrovato persone di grande umanità, dai valori semplici ma veri. Quest’anno mi hanno proposto di tornare a lavorare con loro per “Promesse mascherate”, uscito l’8 marzo per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il brano nasce da un’intuizione di Gigi Sanna, che ha voluto lanciare un messaggio deciso contro la violenza sulle donne e i femminicidi, coinvolgendo anche, oltre me, Roberto Vecchioni, Elio delle Storie Tese, Paolo Fresu, Yuri Cilloni dei Nomadi e il coro femminile Urisè. Da quell’esperienza è nata la decisione di continuare a collaborare insieme anche durante l’estate».

Dopo Alghero, Budoni e Oschiri, il progetto arriva a Oristano, ma il suo legame con la Sardegna è ben più antico: da dove nasce?

«Ho sempre avuto un legame speciale con la Sardegna. Dalla mia prima vacanza, da “squattrinata”, a San Teodoro, fino alla meraviglia di Mamoiada - un mondo a porte aperte, dove non serve nemmeno la chiave - ho sempre percepito in questa terra un’umanità fatta di persone che si toccano davvero, che si scambiano emozioni autentiche. Sono le stesse istanze che racconto nel mio singolo “Epopea”, un brano che parla di autenticità e presenza reale, del senso del contatto fisico, dell’appartenere a un gruppo: qualcosa che nella società in cui viviamo sembra ormai perduto».

Un tema che ritorna anche in “My Love”, il cui videoclip unisce AI e riprese reali. Pensa che l’autenticità di luoghi come Mamoiada possa essere una forma di resistenza alla tecnologia sfrenata?

«Con “My Love” provo a rispondere a una domanda: dove sta andando il mondo? Elon Musk ha detto che tra qualche anno nessuno lavorerà più, ma cosa significherà davvero tutto questo? La mia canzone nasce proprio da questa riflessione, da questa domanda aperta: siamo destinati a essere felici, o tristi, per sempre?».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?