Sicurezza

Documenti falsi, spaccio e violenze: migranti vittime dei gruppi criminali 

Il sindacato di Polizia: «Poco personale, forze dell’ordine in difficoltà» 

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L’ultimo dato racconta un fenomeno imponente: dall’inizio dell’anno nel sud dell’Isola sono sbarcate quasi 4mila persone, in gran parte di nazionalità algerina, rispetto alle 1.700 del 2025. Tantissime, in un modo o nell’altro, lasciano la Sardegna: l’obiettivo è raggiungere altri Stati, Francia e Spagna in particolare. Chi resta chiede protezione internazionale: la sua vita resta appesa tra centri di accoglienza, strade e incertezza. E il rischio, concreto, è quello di finire nelle mani dei gruppi criminali che approfittano delle condizioni di difficoltà dei migranti. C’è poi, e la cronaca lo racconta spesso, anche una piccola parte che aggiunge degrado, insicurezza e micro criminalità a quanto producono i locali. Il grande lavoro delle forze dell’ordine, tra prevenzione con servizi nelle zone della città maggiormente a rischio e contrasto (arresti dei responsabili, ma anche l’attività investigativa per arginare l’immigrazione clandestina), è costante ma si scontra con i numeri: «Un superlavoro per le forze dell’ordine», sottolinea il segretario provinciale generale del Siap, sindacato di Polizia, Mauro Aresu, «già insufficienti per gestire le problematiche ordinarie create dalla criminalità locale. Il risultato? Strade e piazze meno sicure, al netto dello slogan della zona rossa».

Gli arresti

Proprio l’attività della Polizia, con il lavoro degli agenti dell'Ufficio Immigrazione, della Scientifica e della Squadra Mobile, ha permesso di arrestare in pochi giorni sette migranti appena sbarcati nelle coste meridionali dell’Isola dopo il viaggio dall’Algeria.

È così emerso che sette persone (quattro con età inferiore ai 30 anni) erano già destinatari di precedenti provvedimenti di respingimento disposti dal questore o di espulsione emessi dal prefetto. Non potevano dunque rientrare nel territorio italiano. Alla fine degli accertamenti, i poliziotti della Sezione criminalità diffusa e straniera della Mobile ha fatto scattare l’arresto dei sette con l’accusa di reingresso irregolare nel territorio italiano.

Documenti falsi

E i migranti, spesso visti come il male maggiore per i reati che commettono, sono spesso vittime della criminalità organizzata. Perché gli sbarchi nell’Isola nascondono un business. Nei mesi scorsi gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia sarda e quelli della Squadra Mobile hanno sgominato un’organizzazione (otto i provvedimenti di custodia cautelare eseguiti) ben strutturata che lucrava proprio sui viaggi dei migranti. Cagliari era il quartier generale delle principali attività illegali: si offrivano traversate sulla rotta El Kala-Cagliari in modo clandestino e dietro il pagamento di 2.500 euro per ricevere anche documenti falsi. Gli obiettivi erano aprire anche una seconda tratta, dalla Tunisia, e utilizzare i gommoni non solo per il trasporto dei giovani migranti ma anche per trafficare droga.

L’allarme

«In passato l’unico scopo dei migranti algerini era quello di raggiungere la Penisola, dopo aver ricevuto l’intimazione di lasciare il territorio italiano in sette giorni, e poi si disperdevano nel resto dell’Europa», aggiunge Aresu. «Più di recente, forse a causa del tipo di documentazione rilasciata, chiedono asilo e attendono nel centro di accoglienza dí Monastir lo svolgersi della prima parte dell’iter procedurale». Qui nascono i primi problemi. «La struttura è inadatta a contenere in contemporanea Hot Spot e Cas: quest’ultimo è un gigantesco contenitore umano in costante sovraffollamento. Le presenze sono il doppio di quanto previsto. Sono frequenti sono gli interventi delle pattuglie delle forze dell’ordine per risse e aggressioni, con gli operatori costretti ad interventi in scarsa sicurezza operativa proprio a causa dell’elevato numero di soggetti che vi alloggiano». Uno dei pericoli inoltre è la giustizia “fai da te”: molti cittadini, anche dei Comuni dell’hinterland, esasperati hanno avuto degli scontri con alcuni migranti soprattutto nelle vicinanze del centro di accoglienza. «Sarebbe necessario provvedere alla vigilanza di tutta la struttura di Monastir per ventiquattr’ore con un adeguato numero di personale: il tutto per non gravare sugli scarni organici delle articolazioni della Polizia nell’Isola», spiega ancora il segretario provinciale del Siap, «e per non distoglierne altri dai servizi nei centri abitati. Il risultato, per ora, sono strade e piazze meno sicure».

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