Bilancio.

«Dobbiamo controllare il debito» 

Giorgetti: i conti in ordine permettono a un Paese di scegliere e di non subire 

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Quando un Paese perde il controllo del debito «non sceglie più» e anzi «subisce»: avere i conti in ordine è dunque una necessità prima che contabile, «redistributiva». Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti torna a difendere la linea del rigore, mettendo in guardia dai rischi che affliggono un paese indebitato come il nostro, in cui ogni euro in più di spesa per interessi va a mangiarsi quella che sarebbe invece «spesa utile». E lo fa alla vigilia dell'atteso verdetto dell'Istat sul deficit, che potrebbe sancire l'uscita dalla procedura Ue e garantire al governo una boccata d'ossigeno per la prossima manovra. Con la diffusione delle stime sui conti economici nazionali del 2025, oggi l'Istat potrebbe infatti rivedere il dato sul deficit diffuso ad aprile (3,07% del Pil, arrotondato al 3,1%), che fece sfumare la possibilità per l'Italia di uscire dalla procedura per deficit eccessivo avviata nel 2024.

L’attesa

Ora si spera che arrivi dall'Istat (ma poi bisognerà comunque attendere la conferma di Eurostat il 21 ottobre) una limatura al ribasso, che porti il dato sotto la soglia cruciale del 3%. Giorgetti si è già detto «speranzoso», un'apertura è arrivata anche dal commissario Ue Valdis Dombrovskis e nella maggioranza si respira un certo ottimismo. L'uscita dalla procedura aprirebbe margini di bilancio aggiuntivi, oltre a quelli consentiti dalla flessibilità Ue su energia e difesa, che il governo Meloni potrebbe usare per la sua quinta legge di bilancio, l'ultima prima del voto. Il ministro dell'Economia intanto tiene stretti i cordoni della borsa e rivendica una postura di serietà sul bilancio pubblico. «Quando un Paese perde il controllo del debito non sceglie più, subisce», spiega parlando di sanità ad un convegno sulla sussidiarietà a Varese. «Lo dico davanti a chi ha costruito opere per le persone, che hanno più bisogno, e quindi un bilancio in ordine è una scelta redistributiva prima che contabile», sottolinea il titolare del Mef, ricordando che l'Italia ha «tremila miliardi di debito, il 137% del Pil e decide da sé finché conserva la fiducia di chi le presta i soldi», altrimenti «le priorità la dettano i creditori». Oggi «quella fiducia c'è», rivendica il ministro: «Lo spread è rimasto stabile, il rating è migliorato, gli interessi risparmiati sono il pieno in cascina con cui abbiamo aumentato i fondi sanitari».

Il fardello

Il problema è il fardello di interessi sul debito che paga ogni anno il nostro Paese, quasi 90 miliardi nel 2025, il 3,9% del Pil: «Si pagano per primi, non si votano, non si rinviano», ma poi a farne le conseguenze sono i cittadini, perché «la spesa per gli interessi non cura nessuno e ogni euro in più di interessi è un euro in meno di spesa utile», mette in chiaro Giorgetti. «Un bilancio schiacciato dagli interessi taglia in modo lineare, e solo un bilancio in ordine può essere selettivo e sostenere ciò che funziona». La sfida dei prossimi anni, dunque, argomenta Giorgetti, è «trasformare i conti in ordine in cure che arrivano alle persone».

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