Timothee Chalamet e Leonardo DiCaprio: i giurati degli Oscar hanno snobbato i re dei meme di Hollywood. Sia il trentenne protagonista di “Marty Supreme” che la cinquantunenne star di “Una battaglia dopo l’altra” sono stati al centro delle prime battute del conduttore Conan O’Brien, ma hanno poi masticato riso amaro quando al banco di prova del miglior attore protagonista sono rimasti di nuovo a mani vuote.
DiCaprio ci è abituato: premiato una sola volta per “The Revenant” 10 anni fa, ha collezionato dal 1994 6 occasioni mancate tra cui quelle per “C’era una volta a... Hollywood”, “The Aviator” e “The Wolf of Wall Street”.
Per Chalamet, vittima forse di una battuta infelice su opera e danza e costretto ad applaudire l'etoile afro-americana Misty Copeland nel momento musicale dedicato dall'Academy alla canzone originale di “Sinners”, “I Lied To You”, ieri è stata la seconda volta a bocca asciutta dopo il nulla di fatto del biopic su Bob Dylan, “A Complete Unknown”. È stato un disastro per “Marty Supreme”: il film per cui Timothee si era speso in prima persona anche nella promozione ha chiuso a mani vuote la notte delle stelle dopo aver trionfato ai botteghini (179 milioni di dollari di incassi) e collezionato 9 nomination. Nulla di fatto anche per “Bugonia” che sperava in Emma Stone e “Train Dreams”, arrivati in finale con 4 candidature, mentre “Hamnet” (9 nomination) ha portato a casa solo l'Oscar per la miglior attrice all'irlandese Jessie Buckley, un rendimento basso rispetto all'elevato numero di chance di partenza.
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