Salute.

Diabete, screening a mezzo servizio 

I medici: «Mancano laboratori e attrezzature». Tra i bambini incidenza da record 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Ogni 100mila bambini, 70 casi e circa 120 nuove diagnosi all’anno, la metà nell’area di Cagliari. Sono i numeri che raccontano il primato mondiale della Sardegna per incidenza di diabete di tipo 1 nella fascia 0-14 anni. L’Isola ha superato anche la Finlandia, storicamente al primo posto per questa patologia autoimmune. Se ne è parlato ieri al convegno “Il Diabete in Sardegna”, organizzato dall’associazione italiana diabetici Fand.

I numeri

A confermare la portata del fenomeno è Rossella Ricciardi, diabetologa del Microcitemico di Cagliari e presidente della Società italiana endocrinologia e diabetologia (Siedp) Sardegna: «Negli ultimi anni l’incidenza media è di 70 casi ogni 100mila bambini. È molto più alta rispetto alla media nazionale, che è tra i 10 e i 20 casi».

La genetica gioca un ruolo, ma non basta a spiegare tutto: «I sardi che migrano mantengono un’incidenza più alta rispetto ai non sardi. Questo indica una predisposizione, ma serve un fattore ambientale che faccia da innesco».

Tra le ipotesi allo studio: carenza di vitamina D, squilibri della flora intestinale, assenza o presenza di oligoelementi come lo zinco nell’acqua e persino fattori virali. «Anche il Covid ha probabilmente anticipato l’esordio della malattia in molti bambini».

La prevenzione

Il nodo più importante resta la prevenzione. «Non possiamo prevenire se non individuiamo la malattia nella fase presintomatica», sottolinea Carlo Ripoli, responsabile dell’Unità operativa di diabetologia pediatrica del Microcitemico. «Esperienze come quella fatta in Baviera dimostrano che intercettare il diabete prima dell’esordio clinico riduce drasticamente le complicanze». La Sardegna ha i requisiti per avviare una prevenzione efficace. «In Italia esiste la legge 130 che prevede screening per individuare anche la celiachia, ma qui nell’Isola mancano ancora laboratori e attrezzature per applicarla pienamente».

La carenza

Un problema di coordinamento, secondo Stefano Garau, vicepresidente Fand: «Abbiamo una delle migliori diabetologie al mondo, ma manca una regia unica. La consulta regionale esiste, ma se non viene convocata non decide nulla. La Sardegna non può arrivare sempre ultima». Criticità emergono nel territorio per il numero di sensori glicemici distribuiti: «La Regione assegna i dispositivi tramite un programma informatico, ma non sempre le forniture arrivano dove servono. Alcune zone restano scoperte, altre ricevono più sensori del necessario». E il peso della malattia non ricade solo sul bambino, ma anche sulle famiglie. «Quando il diabete entra in casa, cambia tutto», dice Francesco Pili, presidente dell’associazione Diabete Zero Cagliari. «Servono continuità assistenziale, tecnologia e un supporto istituzionale reale». «Molti genitori sono stanchi, si sentono soli», aggiunge Martina Deidda, coordinatrice Fand Sardegna. «La malattia cambia ogni giorno, avere un infermiere nelle scuole sarebbe una svolta». Un appello condiviso dalla presidente nazionale Fand, Manuela Bertaggia: «In Sardegna nascere con il diabete non deve significare essere svantaggiati. La prevenzione non è un costo, ma un investimento in salute».

RIPRODUZIONE RISERVATA  

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?