Quando il sole ha lasciato spazio all'imbrunire, il bianco della pietra calcarea e il nero del basalto della Basilica di Saccargia hanno fatto da sfondo a un lungo abbraccio umano. Nessuno slogan, nessun fischietto. Solo centinaia di persone raccolte attorno al monumento simbolo della Sardegna in un gesto collettivo, quasi un rito civile e spirituale, per dire no al progetto di repowering del parco eolico Nulvi-Ploaghe, presentato da ERG Wind Sardegna. Ventisette aerogeneratori alti 180 metri dovrebbero sorgere alle spalle dell'edificio sacro.
Hanno risposto in tantissimi all’appello corso sui social della articolata rete di comitati civici. Appuntamento alle 19.30 nel grande parcheggio lungo la Statale 597 del Logudoro. Poi la distribuzione delle informazioni, insieme ai lembi di stoffa bianca ricamati con le parole di “Deus ti salvet Maria”, preparati con cura nei giorni scorsi.
Il messaggio
L'iniziativa, non a caso, è stata significativamente intitolata "Deus ti salvet Saccargia", proprio perché ha scelto di richiamare la celebre preghiera per lanciare un messaggio che andasse oltre la semplice contestazione. Nessuna piazza urlata, nessun corteo tradizionale: il cuore della serata è stato l'abbraccio simbolico alla basilica, accompagnato da momenti di raccoglimento e riflessioni sul valore storico, culturale e identitario del luogo. «Tutti protagonisti di un momento corale, presi per mano, responsabili del presente e futuro della nostra terra», il commento di Maria Demontis del Coordinamento Gallura. «Difendere Saccargia significa difendere quel cordone invisibile che unisce i sardi alla propria terra, alla propria storia e alla propria comunità», spiegava sui social Cristiano Sabino del Comitato Pro Sa Nurra, alla vigilia . «Quella di Saccargia - avverte - non è una protesta, ma un gesto di appartenenza: un abbraccio alla nostra terra, alla nostra comunità e a ciò che ci rende popolo». Affidare la protesta ai linguaggi della preghiera, dell'abbraccio e della condivisione ha fatto assumere all’iniziativa un carattere diverso. Un drone, dall'alto, ha ripreso le immagini destinate a rimanere come il simbolo di una battaglia che, prima ancora che contro un progetto, è per la difesa di un paesaggio e della sua identità.
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