Tre giornate intense, in cammino, da venerdì primo maggio fino a domenica. Tre giornate ricche di spunti, rigorosamente votate all’inclusione. Nessun approccio aleatorio, solo parecchia concretezza. «Il nostro messaggio è chiaro: mettersi alla prova, per cercare di capirsi», premette il presidente dell’associazione Il Cammino di Bonaria, Antonello Menne, davanti alla chiesa nuorese della Solitudine. «Questo concetto vale per chi sta in carcere ma soprattutto per chi sta fuori. D’altronde, spesso la società vive dilaniata perché non c’è comunicazione a livello di cuori e di dialogo tra le persone».
Il primo maggio la partenza dalla colonia penale di Mamone, in territorio di Onanì. La comitiva del Cammino di Bonaria si è messa in marcia, destinazione Bitti. I volontari hanno deciso di accogliere alcuni reclusi, hanno solcato il cuore dell’Isola. Il 2, poi, nuova tappa e analogo approccio: dalla chiesa bittese di San Giorgio al santuario campestre di San Francesco di Lula. Infine, ieri mattina, l’ultimo tassello di un fine settimana da incorniciare: partenza alle 7.30 dalla comunità Approdi, sulla 131 Dcn, e arrivo intorno alle 13 davanti al carcere di Badu ‘e Carros, dopo una tappa in quella chiesa ai piedi del monte dei nuoresi che ospita le spoglie di Grazia Deledda. «Queste giornate sono fondamentali, aiutano a creare quel collegamento tra l’esterno e il mondo carcerario», dice Giovanna Serra, garante dei detenuti. «Un momento d’integrazione, da replicare con maggiore frequenza».
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