Allevamenti

Dermatite bovina, ritorna l’allarme: c’è un nuovo focolaio 

Preoccupazione per un caso a Escalaplano Un mese fa lo sblocco della movimentazione 

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Almeno un capo infetto, sintomatico: è una certezza la ricomparsa del virus della dermatite nodulare contagiosa in una mandria di bovini di Escalaplano. Il sospetto di contagio era emerso lo scorso 30 maggio, la conferma del focolaio clinico è arrivata due giorni fa. Non è passato nemmeno un mese dallo sblocco della movimentazione del bestiame autorizzato l’8 maggio dal ministero della Salute, dopo i casi registrati tra Sarrabus e Gerrei, che l’Isola si ritrova a fare i conti con la malattia che colpisce i bovini. Ancora nello stesso territorio, ma più a ovest rispetto alle aziende di San Vito, Muravera, Villaputzu e Ballao che sono state colpite negli ultimi mesi. La speranza – dagli assessorati all’Agricoltura e Sanità alle stalle - è che si tratti di un episodio isolato. E che il contagio si spenga contro il muro della massiccia campagna di vaccinazione in corso.

Il nuovo contagio

A Escalaplano la lumpy skin disease si è manifestata in un’azienda che conta poco più di 30 capi complessivi. Emersa la positività in una, i controlli sono stati estesi a tutte le altre intorno. Nel rispetto delle linee guida europee per il contenimento della malattia, la Asl di Cagliari – competente per territorio – ha già predisposto le procedure per l’abbattimento radicale della mandria. Dalla ripresa del contagio, a partire da aprile, nel 2026 sono stati interessati dalla malattia “appena” 329 capi su un totale di 9 focolai accertati: i malati sono stati 34, quelli uccisi dalla dermatite 3 mentre gli animali abbattuti su provvedimento dell’autorità sono stati finora 269. Dato, quest’ultimo, destinato a salire con la conta dei bovini di Escalaplano, ai quali si aggiungono quelli di una mandria di San Vito dove il virus risulta ancora presente.

L'assessore

Ai primi di maggio è stato attivato un nuovo ciclo di vaccinazioni. A disposizione delle Asl ci sono circa 300mila dosi da distribuire tra le oltre 7.300 aziende bovine sarde. La campagna di somministrazione procede. Gli allevatori temono di diventare l’epicentro del cerchio con raggio di 50 chilometri dentro il quale le bestie non possono essere spostate, come previsto dalle leggi in caso di contagio. Ma qualche resistenza c’è sempre. «Nell’ultimo anno abbiamo chiesto sacrifici importanti agli allevatori e alle associazioni di categoria», dice l’assessore all’Agricoltura Francesco Agus, sostenendo che «il loro senso di responsabilità ci ha consentito di ottenere risultati importanti». Per questo, ammonisce Agus, «è inaccettabile che gli sforzi di tutti possano essere compromessi dal comportamento di pochi che continuano a non rispettare le regole. Occorre andare avanti con la campagna vaccinale e essere fermi nell’imporre il rispetto delle regole».

Il sindaco

Preoccupato il sindaco di Escalaplano, Marco Lampis: «Bloccare la movimentazione degli animali costituirebbe un’ulteriore criticità per le aziende e un’ulteriore perdita di reddito. Se poi si procedesse con l’abbattimento indiscriminato, quindi anche di animali sani e magari vaccinati, il danno», sostiene, «sarebbe gravissimo. Non è solo una questione economica. Ho visto allevatori piangere per l'abbattimento di pecore e capre affette da febbre catarrale ovina». Questo, attacca il primo cittadino, «mentre alcuni “opinionisti” fuori da questi ambienti ritenevano che i pastori fossero addirittura felici di questa mannaia, perché avrebbero ricevuto dei soldi. Spero che non si ripetano le scene avvilenti vissute in altri allevamenti dove l'abbattimento è stato eseguito».

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