Parte oggi la nuova campagna vaccinale contro la dermatite nodulare bovina dopo i nuovi focolai accertati nel Sud Sardegna. Sono 300mila le dosi a disposizione dei servizi veterinari di Sanità animale delle Asl, che con il supporto dell'Izs e la collaborazione delle associazioni di categoria verranno somministrate negli allevamenti di tutta l'Isola nell'ambito del piano obbligatorio predisposto dall'assessorato della Sanità.
Il tavolo
Il tema è stato al centro del tavolo verde convocato ieri dall'assessore all'Agricoltura Francesco Agus a Cagliari con i rappresentanti di Coldiretti, Confagricoltura, Copagri e Cia. La preoccupazione di tutto il comparto resta il blocco totale delle movimentazioni.«Apprezziamo la celerità con cui la Regione si è attivata», sottolinea il presidente di Coldiretti Battista Cualbu, «ma ora è fondamentale che la profilassi vaccinale parta subito e in maniera capillare». Ma «non si può tenere un’intera regione ostaggio della dermatite bovina – aggiunge il direttore Luca Saba – è indispensabile sbloccare immediatamente le movimentazioni nelle zone indenni. Gli allevatori non possono permettersi un secondo stop come quello vissuto nella precedente epidemia, che ha causato danni enormi e tempi lunghissimi di fermo».
«Non ci sono oggi indicazioni di rischi particolari al di fuori dei casi già segnalati», dice Stefano Taras, presidente di Confagricoltura, «l'auspicio è che presto si possa riprendere a movimentare i nostri capi, anche perché c'è già un eccesso di offerta di ristalli (vitelli, ndr) e questo sta portando a una contrazione dei prezzi».
«Lo stop totale alla movimentazione ora non ha senso», dice Giuseppe Patteri (Copagri), «i casi sono stati segnalati nel Sud, è opportuno che gli altri allevamenti possano movimentare il bestiame».
«Siamo fortemente contrari a un blocco indiscriminato delle movimentazioni in tutta l’isola», dicono il presidente e il direttore regionali di Cia Agricoltori Italiani Michele Orecchioni e Alessandro Vacca.
«Non possiamo accettare che gli allevatori sardi siano trattati in maniera diversa rispetto alle altre regioni italiane. I nostri allevatori hanno dovuto sopportare immani sacrifici per far fronte a questa emergenza, e ora al danno si aggiungerebbe la beffa».
Il ministero
Il via libera spetta al ministero della Sanità e sul punto l'assessore Agus è chiaro: «Pretendiamo di essere considerati al pari delle altre regioni, sarebbe irragionevole sottoporre il comparto produttivo della Sardegna a blocchi diversi rispetto a quelli che sono applicati nel resto dell'Italia continentale».
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