Lo scontro

Delmastro, negato l’uso delle chat: caos in Parlamento 

Dopo il voto della maggioranza il M5S occupa i banchi del governo 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera nega ai magistrati l'accesso alle chat tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Andrea Caroccia, il ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l'aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Senese. E subito si infiamma la giornata di Camera e Senato, scatenando la bagarre in Aula a Palazzo Madama. Con il M5S che occupa i banchi del governo e le proteste del resto delle opposizioni.

L’ultimo passaggio

La vicenda “Bisteccheria d'Italia” proseguirà il 30 luglio, quando la richiesta verrà votata dall'Aula di Montecitorio. Il parere della Giunta sulla richiesta della Procura di Roma per il sequestro era atteso da settimane. Quando in mattinata arriva la notizia del voto contrario deciso dalla maggioranza, le opposizioni si infuriano. Protagonista delle proteste è il Movimento 5 Stelle che porta lo scontro direttamente dentro l'Aula del Senato, occupando i banchi del governo e tenendo in mano dei cartelli con sopra scritto “fuori le chat”.

Era stato Pietro Pittalis a proporre, come relatore, il diniego all’autorizzazione. «La questione – ha spiegato il deputato sardo di FI – non riguarda la fondatezza dell'ipotesi investigativa, né il merito dell'indagine», ma «il perimetro delle garanzie costituzionali». Il caso di specie è ancora più delicato perché «l'onorevole Delmastro non risulta indagato: la corrispondenza che lo riguarda viene richiesta nell'ambito di un procedimento penale che investe altri soggetti e per finalità di riscontro rispetto alla vicenda societaria oggetto dell'inchiesta». Inoltre, secondo la maggioranza, non sarebbero stati ben chiari i limiti, anche temporali, degli scambi da utilizzare nelle indagini.

Sfiorata la rissa

La decisione ha provocato diverse scaramucce soprattutto tra i 5Stelle e i senatori di FdI. In un video girato a Palazzo Madama, si vede il meloniano Roberto Menia indicare il pentastellato Nicola Pirondini: il suo labiale scandisce le parole “ti faccio un c... così”, accompagnato da un gesto esplicito. Poi Menia scende dai banchi della maggioranza e strappa dalle mani del collega M5S un cartello. Nel parapiglia che si scatena, a rimetterci sono il senatore questore Gaetano Nastri, intervenuto per placare gli animi rimediando un colpo al ginocchio, e gli occhiali di Raoul Russo (FdI), che volano via durante il confronto.

Richiamato l'ordine a Palazzo Madama, lo scontro si sposta poi a Montecitorio, dove dalla riunione dei capigruppo arriva la notizia che la richiesta di autorizzazione arriverà in Aula il 30 luglio. «Avevamo chiesto di discuterlo subito - spiega il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi - ma così non è stato». Nel pomeriggio, Giuseppe Conte organizza una conferenza stampa nella sede del partito per affrontare il caso: «Faccio un appello a Meloni, rimangiatevi questo voto vergognoso, non possiamo consentire che amici e amichetti di partito siano scudati». Molti gli attacchi anche da altre forze d’opposizione.

Da Palazzo Chigi nessun commento. Sono i senatori di FdI a reagire: «Al Senato il cabaret stellato», chiosa Ester Mieli, che parla di un'abitudine di Conte «a occupare le poltrone senza passare per le urne». Per il vicecapogruppo al Senato, Marco Scurria, «il turpiloquio è nel dna del M5S».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?