Santa Giusta.

Delitto Salis, chiesta una pena di 11 anni 

Il pm: non c’è stata alcuna legittima difesa, Andrea Giuntoli va condannato 

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Quel colpo di fucile non sarebbe stato esploso per legittima difesa. Secondo la procura quando Andrea Giuntoli, operaio di Santa Giusta, colpì il compaesano Francesco Salis non c’era una imminente situazione di pericolo. Né l’arma impugnata dall’operaio 43enne sarebbe stata proporzionata alla roncola in mano alla vittima. Sono alcune delle argomentazioni che ieri mattina hanno portato il pm Lorenzo Cosseddu a chiedere la condanna a 11 anni e due mesi per Giuntoli, accusato dell’omicidio avvenuto nell’agosto 2024.

In Aula

Ieri davanti alla giudice Serena Corrias si è aperto il processo, con rito abbreviato, per la morte del muratore 44enne di Santa Giusta. In Aula erano presenti anche Andrea Giuntoli, accanto ai suoi avvocati difensori Patrizio Rovelli e Marina Caria, e i fratelli della vittima Marco Salis (parte civile con l’avvocato Luciano Rubattu), Anna Carla e Ottavio Salis (tutelati da Fabio Costa). Il pm ha ricostruito quanto accaduto nella notte fra il 9 e il 10 agosto di due anni fa quando in un bar del centro del paese Andrea Giuntoli era seduto allo stesso tavolo con Salis, una sua nipote, un’amica e un altro uomo (diventato poi testimone chiave del delitto). Una serata tranquilla degenerata per un diverbio legato ad alcuni messaggini inviati da Giuntoli alla nipote di Salis. La ragazza aveva lamentato le attenzioni dell’operaio, a quel punto pare che Salis avesse cercato un chiarimento e la questione sembrava chiusa lì. Ma, come ha ricordato il pm, poco dopo Giuntoli aveva mandato un altro messaggio alla giovane dandole appuntamento dietro un locale vicino a via Dante. Da quanto riferito dai testimoni e da quanto emerso durante le indagini dei carabinieri, all’appuntamento si era presentato anche Francesco Salis, che aveva in mano una roncola (tenendola abbassata e dietro le gambe). Giuntoli era in auto, pochi secondi e sarebbe sceso con il fucile calibro 12 e si sarebbe avvicinato al muratore che gli chiese che intenzioni avesse. Poi quella fucilata al fianco sinistro, un colpo fatale per Salis. Giuntoli rientrò a casa, fu raggiunto dai carabinieri e ammise subito il delitto. Durante la perquisizione i militari trovarono il fucile, compatibile con i 51 pallini trovati nel corpo della vittima.

La richiesta

Alla luce di questa ricostruzione, secondo il pm Cosseddu non sussiste la legittima difesa perché Giuntoli era nella sua auto e avvicinandosi a Salis in qualche modo accettava il rischio di un’aggressione. Non c’era una situazione di pericolo imminente; inoltre una roncola è sproporzionata a un’arma da fuoco. Alla fine il pm, riconoscendo le attenuanti generiche, ha chiesto la condanna a 11 anni e due mesi. I difensori hanno presentato un’istanza di immediata scarcerazione di Giuntoli, ritenendo che siano decorsi i termini della misura cautelare in carcere. Il pm si è opposto alla richiesta, la giudice si è riservata e ha rinviato al 21 aprile per la discussione della difesa e delle parti civili.

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