Non bastava l’invasione estiva dei granchi blu. Ora i pescatori della laguna di santa Gilla devono fronteggiare una nuova emergenza, anzi due. Lo stagno di Cagliari (che in realtà abbraccia anche i Comuni di Capoterra, Elmas e Assemini) è diventato il territorio di caccia preferito di delfini e cormorani. Un flagello, dicono senza tentennamenti i 120 soci delle 6 cooperative che compongono il Consorzio ittico Santa Gilla, che sta causando danni incalcolabili alla filiera. Non solo perché sono divoratori insaziabili di muggini, orate, spigole ma anche perché non esitano a cibarsi dei pesci intrappolati nelle reti, distruggendole.
Ovviamente, è impensabile mettere in campo azioni di forza contro gli animali, non rimane che chiedere aiuto alla Regione con ristori che perlomeno rendano meno pesanti le perdite.
L’invasione
Valter Rizzardini, pescatore e vice presidente del consorzio ittico, è preoccupato. «Siamo appena usciti dal guaio del granchio blu. I crostacei divorano muggini, orate, spigole, cozze, arselle, sogliole e qualsiasi cosa si trovino di fronte. Erano talmente tanti e voraci che ormai quasi nessuno più andava a pescare con le reti. Riusciamo a lavorare solo durante l’inverno, quando il granchio blu abbandona la laguna per spingersi in mare aperto per poi tornare in primavera». Per i pescatori, però, la tregua è durata troppo poco. «Da un po’ di tempo a questa parte tutti i giorni due famiglie di delfini, composte da 4/5 elementi ciascuna entrano a Santa Gilla», racconta Rizzardini. Una visita non gradita dai soci della cooperativa. «Non essendoci sbarramenti, entrano dal mare aperto attraverso l’apertura sotto il ponte della Scafa e percorrono in lungo e in largo lo stagno, tanto non li disturba nessuno». Sono insaziabili. «Certamente più dei granchi blu, anche perché sono molto voraci: entrano alle prime luci dell’alba per poi andar via con il buio».
Tecnica di guerra
I delfini si muovono con la strategia di un esercito. E sono letali mangiano in media da 5 a 8 kg di cibo al giorno, ma possono arrivare a consumare fino al 10% del loro peso corporeo in cibo, cacciando in gruppo per catturare grandi quantità di prede usando l'ecolocalizzazione per stordirle e divorarle. «Nei bassi fondali della laguna, per loro catturare pesci e crostacei è molto facile e richiede un basso dispendio di energie», spiega il vice presidente della cooperativa». Ci sono poi i danni. «I delfini approfittano dei pesci in trappola nelle reti e, pur di mangiarli, strappano le maglie». Oltre il danno la beffa: «I pescatori si ritrovano senza pesci e con gli attrezzi da lavoro danneggiati».
Guai al volo
Non solo granchi blu e delfini. Sembra che anche i cormorani abbiano trovato a Santa Gilla il luogo dove cibarsi in abbondanza e senza fatica. Anche loro hanno tecniche da milizia romana: spostano i pesci verso la riva per ammassarli – utilizzzando la “pesca ad ombra” - e poi divorarli con facilità. Ogni cormorano divora circa 400 grammi di pesce al giorno, cifra che va moltiplicata per le migliaia di uccelli dello stagno».
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