Riconoscimento.

Deledda, Lai, Sanna Sulis e Murgia: 4 sarde nel Dizionario biografico delle donne Treccani 

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Una tessitura che attraversa quattro secoli di Sardegna. Fatta di seta di gelso, lana intrecciata su telai antichi, inchiostro su carta, voce amplificata da uno schermo. È la tessitura con cui Francesca Sulis Sanna vestiva le principesse d’Europa, quella con la quale Maria Lai ha legato un paese intero alla sua montagna, quella di Grazia Deledda che ha raccontato la Sardegna al mondo e quella con cui Michela Murgia ha tenuto insieme una comunità invisibile e vitale. Quattro donne, quattro vite lontanissime nel tempo e nel modo di abitarlo. Eppure tutte e quattro presenti, con pari dignità, tra le 650 voci del nuovo Dizionario biografico delle donne in Italia, pubblicato dalla Treccani in tre volumi, l’8 marzo scorso. Donne unite da un filo sottile e resistente, quello della tessitura, della parola, della rete, che la direttrice scientifica dell’opera, Emma Giammattei, italianista e storica della cultura, che ha insegnato all’Università di Cagliari dal 1995 al 1999, ha saputo riconoscere e nominare.

Lo spirito

«L’opera nasce da un’urgenza che era presente da tempo dentro la Treccani», spiega la direttrice, «il celebre Dizionario biografico degli Italiani, pubblicato dal 1960 al 2020 in cento volumi per oltre quarantamila voci, registra, infatti, una presenza femminile che si aggira intorno al solo 4%. Abbiamo capito che era necessario cambiare passo e reinterrogare il passato». Ma quali donne scegliere? «Il nostro Dizionario non poteva né intendeva essere una prosecuzione automatica, che ambisse al catalogo delle donne più ampio possibile: avrebbe confermato la riserva, l’apartheid plurisecolare. E invece esso possiede una cifra riconoscibile, un taglio significativo, di carattere scientifico e civile». Ogni voce è preceduta da un’introduzione che ne definisce identità e ragione di presenza, con la premessa che la biografia femminile sia sempre un racconto: non una scheda, non un elenco di meriti e cariche, ma un vissuto ricostruito con rigore e con sensibilità storiografica. La scelta del Settecento, il secolo delle riforme, come punto di partenza non è arbitraria, ma rappresenta il momento in cui nasce il dibattito sull’emancipazione che, inizialmente gestito da uomini illuminati, comincia a essere abitato dalle voci delle donne stesse. Ed è proprio questa capacità di dirsi, e non di farsi dire, che Giammattei individua come fil rouge delle esistenze raccolte nel dizionario, rifacendosi alla teorica femminista Carla Lonzi.

Quattro sarde

«Si tratta di personalità, quelle che abbiamo individuate, di grande spessore e che, ciascuna a suo modo proprio, incarnano questa tensione». Francesca Sulis Sanna, nobildonna cattolica di Muravera vissuta in un’epoca in cui il privilegio dell’impresa spettava al fratello, riesce a costruire qualcosa di concreto e duraturo. Anima laboratori di tessitura, entra in contatto con Carlo Giulini, imprenditore milanese che porta la seta sarda fino in Russia e, alla morte, lascia tutto ai poveri. Grazia Deledda, grande scrittrice e acuta antropologa, unica italiana ad aver vinto il premio Nobel per la Letteratura, che ha saputo raccontare su carta la sua terra, pur scegliendo di spostare il suo centro geografico e interiore. Maria Lai, poi, che ha fatto della tessitura non solo un mestiere ma un messaggio artistico, filosofico, comunitario. Michela Murgia, infine, tessitrice di reti invisibili, che si è mossa nel mondo digitale con mente critica e voce singolare, costruendo connessioni e comunità attraverso la parola pubblica.

Accademia

Tessitura, racconto, rete. I motivi si ripetono e si intrecciano attraverso 4 secoli di storia sarda. «Vita come testo, vita come tessitura, capacità delle donne di fare rete», sintetizza Giammattei. Non è una metafora ornamentale, è una chiave di lettura che attraversa secoli e geografie diverse e che in queste quattro donne sarde trova una declinazione particolarmente nitida. «L’opera», conclude la direttrice scientifica, «è anche militante e strategica e arriva in un momento di maturità degli studi storici sulle donne, anche in ambito accademico».

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