Il caso decadenza non finisce. Non per l’ex componente e difensore del Collegio regionale di garanzia elettorale, nonché ordinario di diritto romano, Riccardo Fercia, che ha annunciato il ricorso in Corte Cassazione. «Una volta che il collegio giudicante ha ritenuto inammissibile la costituzione in giudizio per il Collegio di garanzia, e pertanto io sia costituito come parte in senso sostanziale, mi ritengo legittimato a ricorrere personalmente e nel mio esclusivo interesse in Cassazione per difendere la mia posizione professionale», ha dichiarato al tg di Videolina.
Così, dopo la sentenza dei giudici di secondo grado che hanno accolto il ricorso di Alessandra Todde, Fercia è pronto ad arrivare all’ultimo grado di giudizio. I giudici della Corte d’Appello non l’hanno ritenuto legittimato a rappresentare legalmente l’organismo di garanzia elettorale. Ma cosa succederebbe se la Cassazione accogliesse il ricorso? «In linea di principio – ha spiegato – dal momento in cui è considerato invalido un atto di costituzione in giudizio, riterrei che per logica dovrebbe ripetersi il giudizio di appello».
Fercia rileva anche una contraddizione nella sentenza di secondo grado: «I giudici scrivono che le condotte di Todde hanno reso impossibile verificare con certezza i fondi ricevuti, l’identità dei finanziatori e l’effettivo impiego delle somme. E questo perché la Corte ritiene che la presidente ha presentato il rendiconto di un soggetto terzo, il comitato elettorale, e non il suo».
Ma allora – si chiede – quali sono le conseguenze pratiche in ordine alle prossime tornate elettorali, dove, a questo punto, «chiunque può evitare la decadenza semplicemente presentando rendiconti non propri?».
Altre reazioni
Sul caso è tornato anche il presidente del M5S Giuseppe Conte: «La Corte d’Appello ha riconosciuto a Todde il pieno diritto a operare». Per Ugo Cappellacci, «Todde non è stata dichiarata decaduta ma adesso il punto è un altro: se per gli orrori compiuti sul terreno del rispetto delle regole se la cava pagando una sanzione, per quelli compiuti nel governo dell’Isola il conto lo stanno già pagando i sardi. Per questo sarebbe il caso che la presidente uscisse finalmente dallo spogliatoio della propaganda e scendesse in campo».
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