Teheran.

«Dazi al 25% a chi commercia con l’Iran» 

Trump lancia l’offensiva economica, ma l’opzione militare resta sul tavolo 

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Teheran. Dopo oltre due settimane di proteste represse nel sangue che stanno paralizzando il Paese, il regime iraniano prova a riprendere l’iniziativa.Migliaia di persone sono state convocate a Teheran e in altre città per una contromanifestazione a sostegno della Repubblica Islamica, ma soprattutto si è attivato un canale diplomatico con gli Stati Uniti, confermato da Donald Trump, per tentare di disinnescare le minacce Usa di un intervento militare.

Il post

Per il momento il presidente americano ha però deciso di colpire gli ayatollah con dazi secondari, che rischiano di strangolare l’economia iraniana già in crisi: «Con effetto immediato - ha annunciato su Truth - qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell’Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni commerciali effettuate con gli Stati Uniti. Questo ordine - ha avvertito - è definitivo e vincolante». «La Repubblica Islamica dell’Iran non cerca la guerra, ma è pienamente preparata», ha avvertito il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, aprendo allo stesso tempo a negoziati purché siano «equi, con pari diritti e basati sul rispetto reciproco». Secondo Axios, Teheran vorrebbe allentare le tensioni con Washington o almeno prendere tempo prima di qualsiasi azione da parte degli Stati Uniti. Trump ha riferito che ci sarebbe persino «un incontro» in preparazione tra i rappresentanti dei due Paesi, che non hanno relazioni diplomatiche dirette. «La leadership iraniana ha chiamato» sabato, ha fatto sapere il tycoon, tenendo comunque alta la pressione sugli ayatollah: gli Usa potrebbero «dover agire prima di un incontro», è stato l’avvertimento, mentre l’esercito americano sta valutando «opzioni molto concrete» di intervento militare. Tra le opzioni anche i raid o attacchi informatici.

Il governo iraniano ha mostrato tutt’altro atteggiamento nei confronti dell’Europa. Gli ambasciatori o incaricati d’affari di Berlino, Parigi, Roma e Londra sono stati chiamati al Ministero degli Esteri per mostrare loro immagini che, secondo il regime, documentavano azioni violente da parte dei manifestanti. Da qui la richiesta di trasmetterne una copia ai rispettivi ministri e «ritirare le dichiarazioni ufficiali a sostegno» delle proteste. Questa la ricostruzione ufficiale fornita da Teheran, mentre fonti diplomatiche europee hanno parlato di un semplice «briefing» sulla situazione con i capi missione stranieri.

La narrazione

Questa ostentata manifestazione di forza può essere letta come il tentativo del regime di mostrarsi saldo all’interno di un Paese sempre più in ebollizione a causa della crisi economica. Per alimentare questa narrazione le autorità hanno chiamato alla piazza i cittadini fedeli, che secondo le immagini diffuse dalla tv di Stato hanno invaso il centro di Teheran e altre città, per sostenere il governo «contro il terrorismo» e rendere omaggio alle forze di sicurezza uccise durante le proteste. Il regime ha incassato il rinnovato sostegno di Cina e Russia, che in particolare ha offerto di «coordinare le posizioni per garantire la sicurezza». Quanto poi al bilancio reale delle manifestazioni, il persistente blocco di internet deciso dalle autorità rende complicati gli aggiornamenti. Il governo garantisce che la situazione sul fronte dei disordini «è ora sotto controllo totale», e tuttavia il numero delle vittime continua ad aumentare giorno dopo giorno, con bollettini che variano a seconda delle fonti. L’ong con sede in Norvegia "Iran Human Rights" parla di almeno 648 morti dal 28 dicembre, con migliaia di feriti e diecimila arresti. Secondo il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana e la Fondazione Mohammadi i morti sarebbero migliaia. E per chi continua a protestare, il futuro resta appeso a un filo.

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