Il progetto.

«Danza e teatro, così siamo rinati» 

Mercedes e Lucrezia, Marco e Beppe: quando la disabilità non è una barriera 

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Balla con il deambulatore Mercedes Dessì 76 anni. La musica la attraversa e lei, quelle gambe che da anni fanno i capricci, le sente ancora, vola libera. Perché a volte l’arte fa superare le barriere e fa sentire tutti uguali. La danza, il teatro, la musica, tengono lontani i problemi.

Il progetto

Con questo scopo nasce “Storie, voci e luoghi accessibili”, il progetto ideato da Impatto teatro (associazione di promozione sociale attiva da oltre vent’anni) con la direzione artistica di Karim Galici e inserito nei progetti di coesione sociale finanziati dal Comune.

Iniziato a febbraio con una serie di appuntamenti si concluderà domani alle 20,30 quando il centro storico della città farà da scenario al debutto ufficiale di “Svela Quartu”, una performance urbana itinerante e totalmente immersiva. In questi mesi infatti il progetto “Storie, Voci e Luoghi Accessibili” ha dato vita a una sorta di cantiere permanente di inclusione sociale attraverso l'espressione artistica, coinvolgendo circa ottanta iscritti, tra cui tanti disabili, che hanno operato a stretto contatto con formatori e operatori specializzati in quattro ambiti multidisciplinari tra teatro sensoriale, videomaking, scrittura creativa e danza.

Le storie

«Ballare è sempre stato il mio sogno e adesso ci sono riuscita» dice Mercedes Dessì che da bambina ha avuto la poliomielite, «la discesa vera e propria è cominciata verso i 40 anni quando ho cominciato a usare il deambulatore e la carrozzina. Ma non mi sono arresa e adesso eccomi qui a danzare, senza ostacoli e sono felicissima».

Nel progetto c’è anche Stefania Sarritzu che di anni ne ha 38: «Quasi sette anni fa mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla. All’inizio è stata durissima, non lo accettavo, ma poi mi sono rimessa in gioco a lavoro e qui in questo progetto. Faccio teatro, danza, ho fatto i laboratori, mi sento libera e ho conosciuto tante persone». Tra queste anche Marco Serra e Matteo Marcialis 33 e 30 anni, entrambi sordi ma amici per la pelle.

La lotta ai pregiudizi

«Mi tocca sopportarlo» sorride Marco, «questa per noi è stata una bellissima esperienza e mi ha dato modo di conoscere tante persone con altre disabilità. Quando hai un problema come il nostro devi fare i conti con le discriminazioni ma abbiamo imparato a conviverci e ad andare avanti».

Come avanti va Beppe Martini, 72 anni, che domani sarà protagonista di un monologo dove racconterà la sua storia. Lui è un non vedente. «Lo sono diventato 25 anni fa per un glaucoma» racconta, «nel giro di pochi mesi la mia vita è cambiata per sempre. È stato un brutto colpo, adesso faccio parte anche di un’associazione di persone con disabilità visiva. Quando si acquisisce una disabilità non ci si riconosce più, si deve riacquisire l’identità che sarà un po’ diversa. Così io mi sono riciclato».

Gli obiettivi

Il direttore artistico Karim Galici dice: «La sfida più grande è stata coinvolgere persone con disabilità per farle uscire dalla solitudine delle loro case. Il passo successivo è stato valorizzare il loro potenziale attraverso l’arte e ora, con Svela Quartu, interazioni e creazioni diventano patrimonio condiviso per l’intera città».

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