Islamabad. Siglato l’accordo, ora la sfida per Usa e Iran sarà preservare la tenuta del Memorandum di Islamabad sciogliendo i nodi più spinosi dell’intesa in 60 giorni. Ma è il presidente Usa a definire «non inderogabile» la scadenza, ammettendo che «potrebbe servire più tempo». E i punti critici non mancano: sono almeno sei. Al quinto punto del Memorandum l’Iran accetta di consentire il passaggio di petroliere e navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, ma solo per i 60 giorni coperti dai termini dell’intesa. Successivamente, l’obiettivo del regime è far pagare «una tariffa di servizio» alle imbarcazioni, come dichiarato dal presidente del Parlamento Ghalibaf, e gestire «l’amministrazione dei servizi marittimi» insieme all’Oman. Un probabile punto d’attrito con gli Usa.
Nonostante l’accordo includa Beirut nella cessazione delle ostilità, Netanyahu ha ribadito che Israele «non abbandonerà la fascia di sicurezza nel sud del Libano finché le nostre esigenze lo richiederanno». In realtà, la mappa di dispiegamento indica che l’Idf presidia ancora zone che oltrepassano la Linea gialla. La questione, che rischia di far saltare il banco, è oggetto dei negoziati fra Israele e gli Usa, descritti da un funzionario israeliano come un braccio di ferro «teso».
Nel Memorandum Teheran si impegna «non acquisire o sviluppare armi nucleari», ma restano irrisolte due questioni. L’attuale status quo prevede che per due mesi le scorte di uranio rimangano conservate in strutture sotterranee e che gli Usa non tentino di impadronirsene. Secondo un funzionario americano, l’Iran avrebbe accettato di diluire successivamente «in loco il materiale arricchito, sotto la supervisione dell’Aiea». Da definire, poi, il possibile mantenimento del programma nucleare civile della Repubblica Islamica. L’accordo, infine, prevede che Washington e i suoi alleati incentivino con 300 miliardi di dollari gli investimenti in Iran. La cifra sarà coperta da aziende con sede negli Usa, negli Stati del Golfo, in Asia, Sud America e Africa interessate ai settori di energia, logistica, manifattura e trasporti. Ma per il vicepresidente americano JD Vance Teheran potrà accedere al fondo solo se rispetterà l’impegno a smantellare il suo programma nucleare e ad eliminare le scorte di uranio arricchito.
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