Il racconto.

Dall’Irpinia a Caracas: «Ho rivissuto l’incubo di quella notte del 1980» 

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Caracas. «La capitale è devastata», «qui è un disastro». Nelle parole degli italiani in Venezuela il racconto del terremoto che ha colpito il Paese è segnato dalla paura. Per Giovanna è un «déjà-vu» del terremoto in Irpinia. Ieri pomeriggio a Caracas, nella notte italiana, le è sembrato di rivivere quella brutta esperienza. «Stava preparando la cena quando abbiamo sentito le oscillazioni. Si è spaventata - racconta il figlio Fioravante De Simone - e si è messa dove sono più solide le pareti». Poco prima aveva ricevuto un alert sul telefono. Quando la scossa è diventata più forte, lui e la madre hanno preso uno zainetto con qualche bene essenziale e sono scesi a piano terra insieme ai vicini, dove sono rimasti per circa quattro ore.

«Appena la terra ha iniziato a tremare molti palazzi sono crollati», racconta Antonella Pinto, avvocata italo venezuelana residente a Valencia. Mentre gli edifici che non hanno ceduto «hanno danni strutturali, moltissimi non hanno più una casa». Sui social poi sono comparsi numerosi video tra cui quelli di Alessandro Rosica, che da due anni vive tra Caserta e il Venezuela. Quando ha sentito le due scosse era seduto in un parco. «Non ho mai visto in vita mia una cosa così, faceva troppo paura», commenta. E poi gli uccelli che si sono alzati in volo tutti insieme, l’edificio dietro di lui «si muoveva», le macerie, le auto schiacciate dai semafori, tutto documentato sui social. Nella notte poi, tra telefonate dall’Europa e il timore di repliche, in molti non sono riusciti a chiudere occhio. La paura più grande ora è che la terra possa tornare a tremare.

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