La storia

Dalla “casa famiglia” alle vittorie sul ring: «Io paura non ne ho» 

Valentina e l’amore per il pugilato «Da bimba le suore erano le nonne» 

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Il ricordo di un’infanzia difficile è in una foto sbiadita custodita dentro un cassetto di quella che finalmente è la sua casa. Valentina Giorgia Perra, 18 anni, è seduta al tavolo con i fratellini in una casa famiglia gestita dalle suore, a Quartu. Qui era entrata appena nata e qui ha vissuto fino agli otto anni. Coccolata e amata da tutti, ma senza una cameretta solo per lei, senza i poster alle pareti, senza il silenzio di una stanza solo sua.

L’infanzia difficile

«Mia mamma non aveva un lavoro e vivere nella casa famiglia era l’unico modo per stare tutti assieme», racconta. «Così, appena nata, sono rimasta lì con lei e con il mio fratellino e le mie due sorelline. C’erano tanti bambini e c’erano tante suore. Mi ricordo che d’estate ci portavano nella comunità al mare a Flumini. Le suore le chiamavo nonne, mi hanno sempre voluto bene. Ma non è stato facile. Tutt’ora ho ricordi belli e ricordi brutti. Comunque non sei a casa tua, sei in mezzo a tante altre persone, non hai la tua riservatezza». La forza per uscire da tutto questo, Valentina l’ha trovata nella boxe. Ha iniziato a combattere a otto anni, poi l’anno scorso ha vinto la medaglia d’oro ai campionati regionali e interregionali e l’argento ai nazionali, diventando la prima donna sarda a prendere medaglie, sotto la stretta guida dei suoi allenatori Gianluca Murgia, Alessio Borea e Alessandro Pau della palestra University.

Il riscatto

«La prima volta che sono entrata in palestra avevo otto anni» racconta, «mi aveva portato il compagno di mia madre, più che altro per non lasciarmi da sola a casa perché lui si doveva allenare». In un attimo è scattata la passione, travolgente: «Sono rimasta affascinata e in quel momento ho capito che era quello che avrei voluto fare». Proprio in quei giorni Valentina aveva finalmente una casa tutta sua, insieme alla mamma, al fratello, alle sorelle e al nuovo compagno di lei. Una famiglia, insomma. «È stata una sensazione fantastica avere finalmente la mia camera, la mia privacy, una vita piena». Piena anche di sport. «All’inizio mamma non voleva che combattessi. Mi diceva “sei sicura che non vuoi fare altro?”, aveva paura che mi facessi male. Adesso invece si sta fidando di più».

Il coraggio

Valentina invece di paura non ne ha: «Non mi capita mai, sento solo l’adrenalina quando indosso i guantoni e salgo sul ring. Voglio fare sempre di più e migliorarmi». Accanto a lei c’è uno dei suoi istruttori, Gianluca Murgia, sottufficiale congedato della Brigata Sassari: «Quando abbiamo visto Valentina abbiamo creduto subito nel suo potenziale», dice. «È una ragazza con una storia difficile alle spalle ma che ha trovato nello sport un’ancora di salvezza. Sono sicuro che potrà arrivare in alto. Adesso la stiamo preparando per l’interregionale dove è l’unica donna sarda. Qui in Sardegna a livello agonistico ci sono poche ragazze che hanno voglia di cimentarsi in questo sport, a differenza ad esempio di Lazio e Sicilia».

I sogni

«Il mio sogno vero» dice ancora Valentina, «è vincere il più possibile ma senza bruciare le tappe. Perché in fondo il desiderio più grande, quello di avere una casa, l’ho già realizzato ed è la cosa più bella che mi potesse capitare».

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