La storia

«Dal lavoro nei campi al benessere del turismo, così è cambiata Pula» 

Angioletta Loi, 89 anni: dal mio negozio ho visto crescere l’economia del paese   

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Pula. «“Di dove sei?”, gli ho chiesto, e lui, un poco intimidito, “di Cagliari”. Era un bel giovane, sa? Alto, elegante. “Bruno Serci, piacere”, mi ha detto».

Era un ragazza sfrontata.

«Di carattere. Anche la proposta di fidanzarci gliel’ho fatta io. Ci siamo sposati il 9 ottobre del 1961 ed è stato un grande amore, benedetto da quattro figli».

Dalla sua postazione in piazza del Popolo aperta nel 1960, Angioletta Loi ha scelto il marito, ha osservato la quotidianità di generazioni di pulesi, e ha assistito alla mutazione del suo paese da centro agricolo a destinazione turistica. A 89 anni, la decana dei commercianti di Pula resiste impavida nel suo negozio di giocattoli, una stanza fatata con la porta rosa dove ai clienti del posto si sono aggiunti quelli in villeggiatura, gente normale e pure gente famosa, e le foto di vip appese alle pareti o esposte nelle vetrine raccontano l’evoluzione di questo luogo di vacanza da semplice residenza estiva della borghesia cagliaritana a meta di un turismo a molte stelle. «Se è per questo, prima ancora di aprire il negozio davo una mano nella bottega di mio padre, sempre qui in piazza. Era lui che forniva il pesce fresco, e le cassette di frutta e verdura, ai primi alberghi di Pula, e al primo di tutti, quello di Is Morus. Eh, eravamo negli anni Cinquanta, tanto tempo fa».

Pula, allora, com’era?

«Un paese di gente che lavorava la terra, e tanti nei campi di Donna Maria che era sposata col generale Cremese. Vicino al negozio di mio padre c’era il mulino, arrivavano le donne da Sarroch, Capoterra, Domus de Maria e anche da più lontano, tutte con la corbuledda piena di grano sopra la testa. Arrivavano portando grano e se ne andavano con la farina».

Scene di vita contadina.

«Che piano piano sono scomparse con la modernità».

E l’industria del turismo.

«Ancora negli anni Sessanta non è che si vedessero tanti villeggianti. Dopo, sono stati aperti gli alberghi rinomati che si sono aggiunti a Is Morus, a cominciare dal Forte. E i campi da golf hanno portato gente elegante, di ogni parte del mondo. A Nora e a Santa Margherita, poi, c’erano le ville dei milanesi, dei romani e dei cagliaritani. Molti anche miei clienti».

Pure clienti vip.

«Fiorello, Mogol, Renzo Arbore e mille altri. Una volta Fiorello è entrato in negozio con in testa un cappello da donna. “Angioletta”, mi ha detto, “non mi ha riconosciuto nessuno”. Rideva soddisfatto».

Insomma, quando ha visto cambiare veramente il suo paese?

«Negli anni Ottanta e Novanta».

Rimpiange il paese di contadini del tempo in cui era ragazza?

«C’è la nostalgia dell’età. Ero una ragazzina vivacissima».

Non si fa fatica a crederle.

«Le racconto una storia. Ho detto di Donna Maria e del generale Cremese, no? Lei vendeva i carciofi a mio padre, e spesso ero io che le portavo i soldi per pagarli. Una volta, mentre mi riceveva nel salone della sua splendida villa, sono scivolata sul pavimento lucidissimo e sono finita dritta davanti a un tavolino dov’era il generale. “Buongiorno, genera’”, salutai senza scompormi. “Oh, Angioletta, cosa ti è successo?”. Mi voleva bene, tutti mi volevano bene».

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