Intervista

Dada, la cacciatrice di veleni 

La lagottina e la sua conduttrice Luisa Delussu nel progetto Life dedicato ai grifoni 

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«La paura? C’è sempre, ma ho tanta fiducia in lei». Luisa Delussu, nuorese di 56 anni, è istruttrice ed educatrice cinofila, coadiutrice di interventi assistiti con gli animali, fondatrice e presidente dell’associazione Unichentu e, tra le tantissime attività, è conduttrice di un’unità cinofila antiveleno, ovvero di una lagottina dai soffici ricci grigiastri che di nome fa Dada. Insieme pattugliano la Sardegna a caccia di bocconi, topicidi, metaldeide, anti-lumaca, antigelo e varie pestilenze che potrebbero uccidere altri animali, in particolare cani, gatti, esemplari della fauna selvatica e grifoni. Luisa e Dada, infatti, fanno parte del progetto dell’Università di Sassari per la reintroduzione del grifone in Sardegna e più o meno quattro volte al mese esplorano spazi verdi o urbani per la bonifica. «Dada ha fatto la formazione con me, ha sette anni e lavora da quando ne aveva tre. Il lagotto è un cane molto collaborativo che nasce per la ricerca del tartufo».

In questo caso, però, cerca veleni.

«Più che cercare il veleno, lo segnala, è addestrata per questo».

Come fa ad avvisare?

«Quando trova qualcosa lei ci si siede davanti, io controllo cosa c’è per terra e cosa mi sta segnalando, la premio e poi lasciamo spazio al Corpo forestale per il recupero».

È un lavoro di squadra?

«Faccio parte del progetto europeo Life per la reintroduzione del grifone in Sardegna, perlustriamo aree cittadine o rurali, veniamo chiamati per avvelenamenti di gatti o cani in tutta la Sardegna e per la bonifica da eventuali esche».

Cosa c’entrano i grifoni?

«Il grifone, essendo un avvoltoio, si ciba di carcasse di cinghiali, volpi, cani o gatti. Se questi sono morti per avvelenamento è un problema anche per lui».

In quel caso cosa succede?

«Tutti gli animali ritrovati vanno inviati all’Istituto zooprofilattico che effettua le analisi».

Lei e Dada siete le uniche in Sardegna?

«No, siamo tre conduttori, Dada fa più o meno quattro uscite al mese e in ogni uscita camminiamo per molte ore».

È faticoso?

«No, perché è allenata, per lei è un gioco e quando finisce viene sempre premiata, questo è importante».

Ci sono dei rischi?

«La paura c’è sempre, in tutte le uscite, ma sono sicura del lavoro di preparazione che ho fatto, tra noi due c’è un bel feeling e io mi fido di lei».

Ci sono delle precauzioni?

«Esistono gli antidoti e l’acqua ossigenata che provoca il vomito. Ma il punto è prestare attenzione ai segnali che ci manda il cane. Camminiamo sempre insieme».

Come si svolge l’intervento?

«Si effettua un lavoro di rastrellamento, appena inizia a sentire qualcosa di strano, Dada mi dà un segnale».

Un’operazione particolare?

«Eravamo in un paese dell’Oristanese dove avevano segnalato l’avvelenamento di alcuni gatti e dovevamo bonificare un’area piuttosto vasta e nella quale erano presenti mezzi agricoli, barattoli e altre cose. Durante tutto l’intervento Dada continuava a sedersi nello stesso punto».

Cosa c’era?

«Dopo la prima ispezione apparentemente non c’era nulla, ma lei continuava a sedersi sempre lì. Alla fine abbiamo trovato un riccio morto».

Dada non sbaglia mai?

«Finora no: se lei segnala qualcosa, c’è veramente qualcosa».

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