Il conflitto.

«Da Kiev parole ingenerose» 

Italian Foreign Minister and Deputy Prime Minister Antonio Tajani during Italy-Germany Business Forum, Rome 23 January 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI

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Bruxelles. Delusione e un pizzico di irritazione. La sferzata all’Europa diretta da Volodymyr Zelensky a Davos ha raccolto pochi applausi nelle cancellerie europee. A Palazzo Berlaymont sono consapevoli che, in alcuni frangenti, l’Ue avrebbe potuto fare di più, come ha sottolineato con veemenza il leader ucraino. Ma è anche vero che l’Unione ha 27 teste e, spesso, prendere decisioni non è né semplice né rapido. Ed è anche vero, come ricorda la Commissione, che finora per Kiev l’Ue ha fornito 200 miliardi.I sacrifici non sono mancati. Non è un caso che il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ferreo sostenitore dell’Ucraina, abbia parlato di parole «ingenerose» verso l’Europa. Stessa delusione, ma con più diplomazia, della premier Giorgia Meloni che si dice «dispiaciuta».

Chiarezza

A Bruxelles nessuno ha vuole mettere Zelensky nel mirino, peraltro in un momento molto delicato sia dal punto di vista negoziale sia sul terreno. Ma, come ricordato da Tajani, deve essere chiaro a tutti come «l’Europa abbia garantito l’indipendenza dell’Ucraina e abbia fatto di tutto per sostenerla dal punto di vista politico, finanziario e militare».Si poteva fare di più? Probabilmente sì, ma forse è meglio che a dirlo siano gli stessi europei. «Penso di essere la prima che ha detto che l’Europa si deve un po’ svegliare», ha osservato Meloni.

«Poi, su quanto riguarda Zelensky, ricordo che abbiamo fatto tutto ciò che potevamo».Ben diversa la reazione di chi, nel governo italiano, spesso sull’aiuto a Kiev ha dissentito. «Zelensky firmi al più presto l’accordo: sta perdendo uomini e territori, prima firma e meglio è», ha tagliato corto Matteo Salvini. «Zelensky vuole solo miliardi e armi», attacca Roberto Vannacci.

Il punto

La sferzata di Kiev arriva alle porte di un mese forse decisivo per gli equilibri nel conflitto. Giovedì, i ministri degli Esteri Ue inizieranno a parlare del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Economiche e alla flotta ombra di Mosca, innanzitutto.

L’obiettivo è approvarle il 24 febbraio, quarto anniversario della guerra. In parallelo, la Commissione pianifica il post-guerra. In un documento, l’esecutivo Ue prevede la messa a terra di 800 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per la ricostruzione ucraina.

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