I sindacati confederali non chiudono sul nucleare, ma ricordano le priorità attuali per l’Isola che, in ogni caso, non deve subire decisioni calate dall’alto. Per il segretario regionale della Cisl Pierluigi Ledda «le dichiarazioni del ministro Pichetto Fratin aprono un confronto importante che va affrontato tenendo conto delle esigenze della Sardegna». Di certo, «non possiamo immaginare di lastricare l’Isola di impianti da rinnovabili». Se le fonti alternative sono necessarie, «vanno regolamentate, programmate e integrate in un mix energetico equilibrato che eviti un utilizzo eccessivamente intensivo del territorio». Ora però esistono delle priorità legate a scelte già avviate: «A partire dal percorso di metanizzazione previsto dal Dpcm Energia indispensabile per ridurre il divario competitivo dell’Isola». In questo quadro «sarà possibile affrontare con consapevolezza il confronto sulle nuove tecnologie, dall’idrogeno al nucleare di nuova generazione».
Il referendum
Fausto Durante della Cgil taglia corto: «Se il ministro e la maggioranza vogliono proporre il ritorno al nucleare, allora hanno il dovere di sentire il parere dei cittadini che sul tema si sono già espressi con voto referendario». Oltretutto, «Picchetto Fratin parla di reattori di terza generazione avanzata, senza tuttavia fornire alcun elemento tecnico e scientifico a supporto di una ipotesi sulla cui praticabilità gli esperti a livello internazionale sono profondamente divisi». La segretaria regionale di Uil Fulvia Murru ricorda che «la transizione energetica non può trasformarsi nell'ennesimo sacrificio imposto alla Sardegna. E se il Governo ritiene che il nucleare di terza generazione avanzata possa contribuire al futuro fabbisogno energetico nazionale, la discussione deve essere trasparente e basata su dati scientifici, valutazioni ambientali e garanzie di sicurezza». Tuttavia, «va ricordato che il nucleare non rappresenta una risposta immediata: tra iter autorizzativi, progettazione e realizzazione degli impianti, i tempi stimati sono nell'ordine di 10-15 anni. Per questo oggi la priorità resta garantire energia sicura e a costi competitivi, sostenere l'industria esistente, attrarre nuovi investimenti e sviluppare le fonti rinnovabili con criteri chiari, privilegiando le aree industriali già compromesse e non il consumo indiscriminato di territorio». In ogni caso «credo che la Sardegna sia pronta a discutere del proprio futuro energetico, ma non ad accettare decisioni calate dall'alto». (ro. mu.)
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