La IV strada dell’area industriale di Macchiareddu, alle porte di Cagliari e Assemini, è diventata ieri mattina il baricentro della crisi industriale sarda. Un presidio unitario, promosso dalla Fiom-Cgil, dove si è chiesto di superare la frammentazione delle crisi aziendali in favore di un’unica strategia di salvaguardia.Partecipazione trasversale: dal segretario nazionale della Cgil, Gino Giove, ai vertici istituzionali, tra cui la senatrice Sabrina Licheri, i sindaci di Assemini, Mario Puddu, e di Cagliari, Massimo Zedda, e la presidente del Cacip, Barbara Porru. Al centro della mobilitazione il destino incrociato di realtà strategiche come Bekaert, Sanac e Fluorsid.
I sindacati
«Macchiareddu non può continuare a perdere la sua industria – ha detto Simona Fanzecco, segretaria generale della Cgil di Cagliari –. Basta rincorrere le emergenze: serve un Accordo di programma con Regione e Mimit per difendere il lavoro e costruire il futuro. Non sono tre vertenze separate, ma tasselli di un’unica crisi che sta cancellando produzioni strategiche. Chi beneficia del sostegno pubblico, come nel caso di Fluorsid, ha il dovere di rispettare il lavoro e confrontarsi con le parti sociali, non di procedere a licenziamenti unilaterali».
La situazione di Sanac resta il nodo più critico, con il rischio di uno “spezzatino” industriale. «Il polo industriale soffre all’inverosimile – ha denunciato la senatrice Sabrina Licheri –. Ho incontrato i lavoratori per ribadire il mio quotidiano impegno. La risposta avuta dal Ministro Adolfo Urso la scorsa settimana, però, è ben lontana dall’essere soddisfacente: un elenco di successi che riguardano altro. Il prossimo passo sarà chiedere al Ministro di venire qui e toccare con mano la situazione di Sanac. Separarla dal resto degli stabilimenti per una riconversione industriale è un grave errore».
La crisi e il futuro
Dal canto suo, Barbara Porru, presidente del Cacip, ha inquadrato la crisi in una prospettiva di lungo periodo: «Parlare del futuro di Macchiareddu significa parlare del futuro delle imprese e della loro capacità di generare valore. Un territorio è attrattivo quando offre infrastrutture adeguate e tempi certi. Dobbiamo trasformare i nostri punti di forza, dalla posizione geografica all’innovazione, in nuove opportunità di crescita. Nessuno può affrontare queste sfide da solo; serve un impegno condiviso per salvaguardare il lavoro esistente e attrarre nuovi investimenti».
Il sindaco di Assemini, Mario Puddu, ha richiamato alla responsabilità collettiva: «Dobbiamo affrontare con visione e concretezza le sfide cruciali della Sardegna, dall’energia ai trasporti, superando gli schieramenti per trovare risposte efficaci».
Il patto
La giornata ha sancito un patto: il distretto industriale di Macchiareddu non può ridursi a un limbo di ammortizzatori sociali. La richiesta unanime al Governo è chiara: smettere di gestire le crisi con provvedimenti episodici e avviare una programmazione che tuteli le competenze specialistiche, vero motore della competitività sarda. Senza una politica industriale organica, il rischio è l’addio definitivo a una filiera – quella della metallurgia e dei refrattari – che è parte integrante della storia economica dell’Isola. La sfida è aperta: trasformare la mobilitazione di ieri in una pagina di sviluppo concreto.
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