Industria.

Crisi CerMed, stop alla produzione 

Presentata un’interrogazione in Consiglio regionale, protestano i sindacati 

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Nuovo stop agli impianti della Ceramica Mediterranea di Guspini e cresce l’allarme tra i lavoratori. La decisione di fermare la produzione arriva dopo la mancata proroga delle misure protettive nell’ambito della composizione negoziata della crisi, con effetti immediati pesantissimi: sospensione delle forniture di gas, limitazioni sui conti bancari e blocco dell’operatività.

Impianti fermi

Attivata quindi la fermata degli impianti con lo spegnimento dei forni, la fermata dell’impianto di atomizzazione e la messa in sicurezza degli impianti e macchinari di produzione. Contestualmente, l’azienda ha richiesto la cassa integrazione straordinaria e per l’accesso a una procedura di concordato. CerMed ha reso noto ai 100 lavoratori che in questa fase, le risorse disponibili dalle vendite, saranno prioritariamente destinate al pagamento delle retribuzioni. Una situazione che si riflette direttamente sui lavoratori: il 50 per cento dello stipendio di marzo, atteso per il 23 aprile, non è stato pagato. A peggiorare le cose, la cassa integrazione richiesta per gennaio e febbraio è stata respinta dall’Inps. Eppure solo poche settimane fa l’azienda aveva indicato un calendario per il recupero degli arretrati.

Le reazioni

Sul fronte politico interviene con durezza il deputato Gianni Lampis: «Per aziende sotto i 200 dipendenti la gestione della crisi è in capo alle autorità regionali. La Giunta Todde ha sottovalutato l’impatto economico e sociale della chiusura, fallendo nell’accompagnare la soluzione della crisi». Lampis annuncia di aver chiesto audizioni in commissione Attività produttive della Camera «per capire quali risposte immediate e prospettive future dare ai lavoratori e all’indotto». La vicenda è approdata anche in Consiglio regionale con un’interrogazione dei consiglieri Paolo Truzzu ed Emanuele Cera (FdI): chiedono «se siano stati attivati tavoli di crisi con azienda, sindacati e banche, e quali strumenti straordinari possano essere messi in campo per garantire stipendi e continuità produttiva». Preoccupazione anche tra i sindacati. Emanuele Madeddu (Filctem) evidenzia come la fermata arrivi «in un momento in cui le maestranze hanno raggiunto importanti risultati in termini di qualità e quantità». Gabriele Virdis (Cgil) sottolinea la necessità di «garantire una rapida ripresa delle attività».

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