Addio.

Così Salvatore Monni è riuscito a salvare la nostra arte 

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Tanti anni di emigrazione nella penisola per lavoro con la Sardegna sempre nel cuore. Con tante fughe nell’Isola durante l’estate quando le gare poetiche erano quasi quotidiane. Lui trasformava ogni competizione sul palco in audiocasette. Molte le ha avute scambiandole anche con amici. Salvatore Monni è stato un attento collezionista di gare poetiche campidanesi, riuscendo in 40 anni a registrare più di 3000 di gare poetiche dialettali. Un ricerca certosina, 3000 “pezzi” di una storia infinita che oggi fanno bella mostra nello studio della sua abitazione di Burcei dove è morto ieri.

Un lavoro di ricerca portato avanti con la collaborazione della moglie Marisa con la quale ha sempre condiviso la passione dei “mutetus”. Padre di tre figli e nonno di due nipoti, la sua passione per “is cantadas”, Salvatore Monni l'ha tramandata a due dei suoi figli, Severino e Simone, attuale sindaco di Burcei, insegnando loro la bellezza dell’arte de “su mutetu”.

Una passione la sua, che racconta le tappe del canto improvvisato campidanese e non solo, sino ai giorni nostri. Uno scrigno, forse unico, di straordinario interesse culturale e anche storico. Salvatore Monni, la sua passione per la poesia dialettale, ce l’aveva raccontato alcuni anni fa: «Mi è stata tramandata da mio padre. Io ho cercato di trasmetterla ai miei figli. Come ho realizzato la mia collezione? Ho cominciato con poche audiocassette, girando tra le piazze della Sardegna. Da giovane passavo l'estate tra lavoro, famiglia e cantadoris dormendo pochissime ore pur di non perdere l’occasione alle gare poetiche. Tanti sacrifici, ma soprattutto tantissima passione».

Salvatore Monni ha avuto una fitta rete di amici appassionati con cui condividere registrazioni e libretti: fra questi Efisio Pili di Quartucciu e Felice Melis di Selargius. «Sicuramente», ricordava, «abbiamo contribuito a salvare questo straordinario patrimonio culturale. In quelle 3000 audiocassette e in qui libretti, c’è davvero tanta storia, tanta cultura sarda da salvaguardare». Una passione che il pensionato di Burcei ha mantenuto sino ai suoi ultimi giorni: si era regalato anche una cinepresa, con la quale migliorare la sua qualità di lavoro.

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