Tortolì.

Corso pedonale, negozi in agonia 

Via Umberto: i commercianti chiedono una riapertura parziale alle auto 

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«Causa Corso chiuso ci vediamo costretti a chiudere l’attività». È il cartello che campeggia nella vetrina del negozio Donna Abbigliamento sul Corso Umberto al civico 55. Liquidazione totale fino a esaurimento merce. Romano Albanese, titolare insieme alla moglie Maria Grazia, fa i conti con la realtà. «Non passa più nessuno da quando è chiuso, abbiamo perso tutti i clienti. Posso dimostrarlo con i numeri nei conti. Dopo 19 anni di attività, dieci nel Corso, siamo in crisi nera. Speravamo in un’apertura almeno in determinati orari, ma non c’è la volontà. Azzerare i corrispettivi è umiliante per un imprenditore. Non ci sono più i requisiti per continuare».

Salotto vuoto

Da strada impraticabile, prima del restyling, a “salotto buono”, elegante e abbellito con ulivi. Tutto bello ma non per il commercio. «È disastroso», conferma Roberto Lai, titolare di una parafarmacia. «Non stiamo più lavorando, siamo fermi. Mi vedo costretto a chiudere d’inverno e aprire solo d’estate, oppure non ha senso continuare». Lai racconta di aver inviato diverse pec all’amministrazione per chiedere un confronto e trovare soluzioni.

Da Lanusei a Tortolì, anche Massimiliano Podda ha investito nel Corso con il suo negozio di calzature: «La situazione non è rosea. Siamo in difficoltà. Le auto non passano più, utilizzano la circonvallazione e non entrano nel centro storico. Le persone non vedono le vetrine e si dimenticano delle nostre attività. Non ha più senso. Ho investito qui dal 2004 e ho sempre lavorato bene, mai avuto un calo simile». A ben guardare, nel Corso si contano diversi locali con serrande abbassate con scritte affittasi, vendesi o saracinesche chiuse da anni. A questi si aggiungono alcuni temporary shop, negozi aperti solo in estate.

Coro di critiche

«La prima vittima, ma non sarà l’ultima», dice Mauro Fanni della Casa del Pecorino. «Quello che chiediamo è un’apertura, almeno al mattino, per venire incontro a tutti. Questo è il cuore commerciale della città, non siamo cittadini di serie B». Per Lucia Scalas, della Pasticceria, «la mia attività non è compatibile con il Corso chiuso. Ho investito qui quando c’era il passaggio delle auto. Mancano parcheggi e molti clienti, soprattutto dai paesi limitrofi, si lamentano perché non ne trovano ed è difficile arrivare dalle vie interne». Dello stesso parere Marco Lai, dell’Orologiaio, dal 1988 in via Cairoli: «Il Corso è bello ora, ma bisogna consentire l’accesso in determinati orari, non si può chiudere sempre. I nostri clienti che arrivano da fuori non riescono più a raggiungerci. Se chiudi l’ingresso del paese, le persone tirano dritto. Il Corso rischia di morire commercialmente, se aspetti solo i mesi estivi, sarà solo per negozi temporanei».

C’è poi chi ha cambiato idea sulla chiusura. «Eravamo favorevoli alla zona pedonale – dice Battistina Lai del ristorante S’Apposenteddu – Invece abbiamo registrato un calo di fatturato significativo».

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