Le associazioni.

«Corsie per le bici occupate dalle auto: sicurezza a rischio» 

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Mentre la politica si scontra, le associazioni ciclistiche spostano l’attenzione sulla pianificazione e sul coinvolgimento dei cittadini. Duro l’attacco di Ketty Piras dell’associazione “Donne in bici”: «La transizione urbana fallisce perché manca la comunicazione pubblica». Senza spiegare i progetti ai diversi target, dice, «le istituzioni lasciano spazio a fake news e speculazioni elettorali. Comunicare significa fare inclusione». L’associazione propone soluzioni flessibili: strade a prevalenza ciclabile nelle vie strette, doppio senso ciclabile nei quartieri e cordoli “armadillo”, più flessibili del cemento. «Inoltre, senza contrastare la sosta selvaggia, a pagare sono la sicurezza e la bike economy».

Sulla stessa linea Virgilio Scanu, numero uno della Fiab Cagliari, che evidenzia un problema strutturale: «A Cagliari manca un vero piano strategico. Con una delle densità di auto più alte d’Italia, ogni cantiere crea tensioni». Ma i chilometri di piste non bastano, è il messaggio fondamentale, «se la rete è discontinua e pensata giorno per giorno per scadenze elettorali». Per Fiab la svolta passa da una continuità ciclabile nel centro attraverso le Zone 30, infrastrutture chiave verso il Poetto e Giorgino, e una forte campagna informativa: «L’uso dell’auto va disincentivato, ma servono alternative reali».

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