Assemini.

Corruzione, chiesti 5 anni per l’ex comandante 

Il luogotenente dei carabinieri non avrebbe notificato uno sfratto in cambio di regali 

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Cinque anni e due mesi di carcere sollecitati per l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Assemini, il luogotenente Eugenio Lampis, accusato di corruzione, e un anno e 8 mesi a testa per i brigadieri Vincenzo Rescigno e Francesco Nonnis, sospettati di aver favorito il loro superiore. Non solo, il pm ha chiesto il rinvio a giudizio del commerciante campano Gennaro Infante, da tempo trapiantato ad Assemini, per il quale il Gip ha respinto la richiesta di patteggiamento. Così il sostituto procuratore Emanuele Secci, titolare del fascicolo, ha concluso la sua discussione nell’udienza preliminare davanti alla giudice del Tribunale di Cagliari, Giulia Tronci, terminando con le richieste di condanna per i tre imputati che hanno ottenuto l’abbreviato.

La vicenda

L’indagine è legata a presunti regali fatti da Infante all’ex comandante per non farsi recapitare le notifiche di uno sfratto esecutivo da parte dell’Agenzia Nazionale che amministra e destina i beni sequestrati e confiscati. Gli atri due militari, invece, sono stati indagati per favoreggiamento, falso e omissione di atti d’ufficio. Stando alle contestazioni gli accertamenti sarebbero iniziati nel 2021 quando i carabinieri della stazione cittadina non riuscivano a consegnare al commerciante il provvedimento di sfratto dell’immobile, nel frattempo passato all’Agenzia. Per 51 volte – ha precisato il pm Secci – i militari hanno dichiarato di non aver trovato nell’abitazione di residenza il destinatario della notifica, o comunque non sarebbe stato possibile consegnargli gli atti.

L’intercettazione

Poi, a quanto pare, quando la Procura era stata investita della questione e ha deciso di monitorare la consegna del provvedimento, la notifica sarebbe arrivata a destinazione in circa un’ora e mezzo. I 51 ordini di servizio sono poi stati trovati nell’Armeria della caserma, con delle annotazioni che la Procura ritiene false.Lampis per il pm Secci avrebbe ricevuto da Gennaro Infante vari regali, uno da circa 2mila euro, e altri doni: lenzuola, tovaglie, federe e materiale simile. A pesare sarebbe stata un’intercettazione nella quale il commerciante parlerebbe dei doni con una terza persona. Ai due militari, invece, viene contestata anche la redazione di documenti falsi per aiutare il loro comandante. Infante e Christian Piseddu di Monserrato sono accusati di usura, quest’ultimo – difeso dall’avvocato Gianfranco Piscitelli e Antonello Spada – ha patteggiato 2 anni. Si sarebbero fatti promettere e dare, secondo l’ipotesi della Procura, tassi altissimi da alcune persone a cui avrebbero prestato soldi con interessi tra il 20 e il 50%, a seconda dei casi, o mensili o semestrali. Infante è difeso dall’avvocata Desolina Farris, mentre Lampis è assistito dal legale Gian Mario Sechi e i due carabinieri dell’avvocato Marco Lisu. Nella vicenda ci sarebbe anche un’auto incendiata di un rivale del commerciante: il proprietario si è costituito parte civile con l’avvocato Mario Canessa. Infante ha chiesto di patteggiare 5 anni per l’usura e la corruzione, ma la gip ha rigettato la richiesta per una clausola ostativa. Si torna in aula l’1 ottobre con le difese.

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