Monserrato.

Corona d’alloro per le vittime delle bombe 

Il ricordo del 31 marzo 1943. Locci: «Trentanove morti in nome della libertà» 

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Trentacinque civili, un militare in licenza, tre avieri dell’aeroporto. La maggior parte morì dentro casa, qualcuno negli ospedali di San Giorgio e piazza Indipendenza. Il più anziano, Giuseppe Picciau, aveva ottantatré anni, la più giovane, Orsola Argiolas, appena otto mesi.

La dedica

A loro, le trentanove vittime dello spezzonamento del 31 marzo 1943, è stato dedicato l’evento con cui ieri mattina Monserrato ha ricordato il suo giorno più nero, e aperto alla cittadinanza i luoghi legati al passato bellico. La giornata si è aperta con un Consiglio Comunale celebrativo nel piazzale della Pace, di fronte a una vastissima platea di rappresentanti delle autorità civili e militari: Questura, Prefettura, Aeronautica, Esercito, Guardia di Finanza, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Guardia Costiera, Università, sindaci del territorio e associazioni di reduci. Dopo l’alzabandiera e la visita degli hangar dell’ex campo di aviazione, il corteo si è spostato di fronte al Municipio per l’esecuzione dell’inno nazionale da parte della banda musicale della Brigata Sassari, diretta dal Sergente maggiore capo Andrea Cardia. Dopodiché è stata deposta una corona d’alloro nella lapide commemorativa dello spezzonamento, in via del Redentore.

I caduti

Qui sono stati letti i nomi dei trentanove caduti, a cui nei due giorni successivi si aggiunsero altri cinque civili deceduti in ospedale, e nel silenzio generale è risuonato l’allarme antiaereo. Proprio come in quel giorno di ottantatré anni prima, ad annunciare l’arrivo dei bombardieri B17 americani. L'evento si è poi concluso all’ex Casa del fascio di via Giulio Cesare, con la visita del bunker antiaereo. Tra i presenti diversi studenti delle scuole monserratine, ed è a loro che si è rivolto il generale di brigata Stefano Scanu, comandante regionale dell’Esercito: «I giovani sono il nostro futuro, ma è un futuro che va coltivato. Occasioni come questa servono a onorare il sacrificio di coloro che sono morti e stimolare il nostro pensiero nei confronti dei valori universali di pace, rispetto degli altri, comprensione delle culture diverse, integrazione. È importante che la scuola e la famiglia siano la casa dei valori, luoghi dove si insegna l’amore per la democrazia». L'assessore all’Urbanistica Piergiorgio Massidda ha ripercorso gli accadimenti di quei giorni terribili: «In città fu l’inferno, probabilmente non si trattò solo di spezzoni ma di vere e proprie bombe, visti i danni causati. Fu una strage voluta, gli aerei non si limitarono a distruggere il campo d’aviazione ma proseguirono la folle corsa verso il paese, che per fortuna era quasi deserto: gli uomini alle armi, donne e bambini sfollati sull’asse ferroviario Monserrato-Mandas».

Il sindaco

La chiusura è stata affidata al sindaco Tomaso Locci: «Ci troviamo in un momento storico in cui la pace non è più un elemento scontato. Sta a noi, come amministratori, portare avanti questi ideali, compreso il rispetto delle nostre forze armate, in prima linea per difendere libertà e democrazia».

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