Lo scontro

Conte sfida la CommissioneCovid 

L’ex premier: «In procura lettera anonima sulla fornitura delle mascherine» 

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Questa è davvero «la volta buona». Archiviato il valzer di rinvii, Giuseppe Conte prende «finalmente» posto davanti a quello che bolla subito come un «plotone d'esecuzione»: la commissione Covid. E ribalta immediatamente il tavolo. Sfodera una carta inattesa: annuncia di aver consegnato alla procura di Roma un fascicolo ricevuto in forma anonima che, sostiene, solleva nuovi interrogativi su una fornitura di mascherine della Jc Electronics.

Il contrattacco

Più che un preambolo, è il suo contrattacco al governo Meloni. Sfogliando il dossier, l'ex premier riferisce di aver ricevuto pochi giorni fa un verbale del 2022 e di aver deciso di portarlo subito ai magistrati, «per coscienza civica». Da quelle pagine, precisa sempre usando il condizionale, emergerebbero elementi tali da giustificare un approfondimento anche sulla successiva transazione con cui, nell'ottobre scorso, la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute hanno chiuso il lungo contenzioso con la società, riconoscendole circa 100 milioni di euro. Su quell'accordo Conte concentra il suo affondo, auspicandone anche lo stop. «Come si fa a dare 100 milioni a Jc Electronics prima del giudizio cautelare? Non avete trovato sei milioni per le mammografie», rincara la dose nella replica alla deputata di FdI, Alice Buonguerrieri.

La replica

La risposta della società di Dario Bianchi, grande accusatore di Conte in commissione Covid, arriva a stretto giro: il documento evocato dall'ex premier, sostiene l'azienda con sede a Colleferro, «non è una novità», perché «è già stato portato in giudizio dallo Stato, insieme al dossier della struttura commissariale, ed è uscito indenne dal vaglio della magistratura». Jc richiama le sentenze favorevoli ottenute, ribadisce che la conformità delle mascherine è stata attestata anche da Inail e Agenzia delle Dogane e invita l'ex premier, «se ha certezze», a rinunciare all'immunità e a sostenerle «nelle sedi opportune».

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