Modena

Coniugi decapitati, fermato il figlio di lei 

Scenario da film horror: i due cadaveri legati a terra e privi della testa 

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Ci sono un nome e un cognome dietro al duplice omicidio dei coniugi decapitati a Mirandola, nel Modenese e scoperto nella serata di giovedì dopo l'allarme dato da una vicina di casa che da giorni non vedeva più la coppia e dunque si è insospettita. Siamo nel novero delle ipotesi, preliminari peraltro, ma gli elementi finora rilevati dalla polizia di Stato e dal pm Marco Niccolini portano al 54enne Daniele Tavoni, figlio della donna. Sarebbe dunque stato lui ad uccidere Vincenza Giannini, 74 anni originaria di Bovino (provincia di Foggia), e del marito di lei, l'82enne Pier Ferdinando Casari, nato a San Felice sul Panaro, sempre in provincia di Modena. Tavoni è stato sottoposto a fermo con l'ipotesi di duplice omicidio volontario e aggravato. Al momento si trova al Sant'Anna di Modena, in attesa che la procura richieda la convalida al gip.

La ricostruzione

Gli elementi a suo carico, quelli noti, sono piuttosto pesanti. Per ricostruirli bisogna tornare a ieri sera, intorno alle 19.30, quando gli inquirenti iniziano a delineare lo scenario che disvela la telefonata al 112, quella della vicina preoccupata. È uno scenario da film horror, ma è tutto reale. Nell'abitazione di via Imperiale ci sono infatti due cadaveri, legati a terra ed entrambi privi della testa. Le due vittime hanno subito una decapitazione e le due teste si trovano sempre all'interno della stessa casa, sono state spostate dentro a delle bacinelle.

Indizi

Chi ha compiuto la mattanza avrebbe prima ucciso gli anziani a coltellate, poi si sarebbe accanito sui cadaveri in quel modo. Ci mettono poco gli uomini della squadra mobile delle polizia e del commissariato di Mirandola a concentrare le loro attenzioni sul figlio di lei, Daniele Tavoni. Vive in un'abitazione adiacente, risulta lavorare saltuariamente, dieci anni fa aveva intrapreso un percorso di cura nei servizi di salute mentale; l'ultimo accesso, l'ultima visita sostenuta risale al 2019. Nella casa di Daniele Tavoni la polizia in effetti trova quelli che sarebbero gli strumenti utilizzati dall'uomo per commettere ciò che avrebbe fatto, vale a dire alcuni coltelli ancora insanguinati. Nelle ore successive scatta la misura, rafforzata anche dalle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti: il 54enne non ha un lavoro stabile e per questo si sarebbe rivolto più volte ai due anziani per ottenere del denaro. Questo in passato ha portato a degli attriti, a delle liti vere e proprie che sarebbero state testimoniate davanti a chi indaga. Dunque potrebbe trattarsi di un delitto di natura economica. Intanto, gli addetti del canile sono giunti sul posto per recuperare il pastore maremmano di proprietà di Daniele Tavoni. Non si trovano invece, per il momento, i due gatti che erano della madre Vincenza Giannini. Oggi l'udienza di convalida del fermo.

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