Sei anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo, estorsione e violenza sessuale. È la condanna inflitta dal giudice Giuseppe Pintori al ventenne cagliaritano Giovanni Paolo Chiama, accusato di essere un suprematista arruolato nelle associazioni AAST e The Base, riconducibili al programma internazionale “White Suprematist Extremism”, che hanno quale obiettivo primario il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo ed eversione per motivi di odio razziale. Il pm Emanuele Secci, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, aveva chiesto la condanna a 11 anni.
In Aula
Ieri mattina si è chiuso il processo in abbreviato nato dall’inchiesta della Digos su cellule di estrema destra. L’avvocato Massimo Delogu, difensore del ragazzo, aveva sollecitato per alcuni fatti l’attenuante della minore gravità e per altri l’assoluzione. Ma alla fine il giudice ha solo riconosciuto le attenuanti generiche e quella per il rito, che prevede lo sconto di un terzo della pena. L’imputato era finito nel mirino dell’antiterrorismo della Polizia di Stato già da quando era minorenne. Nel 2022 avrebbe minacciato con un coltello un compagno di scuola che l’avrebbe redarguito per averlo sentito inneggiare a Hitler. Messo sotto controllo dalla Polizia, il ragazzo è poi stato indagato – una volta diventato maggiorenne – per condotte di discriminazione ed odio razziale, proseguite con presunte estorsioni informatiche, violenza sessuale e l’accusa di pornografia minorile di nei confronti di vari soggetti tra cui una 15enne. All’adolescente avrebbe chiesto soldi per con la minaccia di divulgare su WhatsApp immagini e video di natura sessuale.
Comandante Buren
Nel corso delle indagini degli agenti della Digos è poi emerso che avrebbe aderito a dei canali Telegram suprematisti con lo pseudonimo di “Comandante Buren” e avrebbe cercato nuovi componenti, ipotizzando un progetto di un atto dimostrativo alla Caritas, la notte del 31 dicembre 2023, sventato dai poliziotti. Gli investigatori hanno anche trovato tra le discussioni di alcuni altri utenti di quelle chat delle ricerche per la preparazione di una bomba termobarica e sulla ricerca di armi.
L’avvocato Delogu aveva provato a sottolineare la giovanissima età dell’imputato, all’epoca dei fatti appena 18enne, così come la mancanza dei cosiddetti «presupposti oggettivi richiesti dalla norma incriminatrice». In altre parole, per la difesa del giovane, si trattava di parole in libertà, mentre le condotte sarebbero state del tutto inoffensive almeno sull’aspetto del terrorismo.
La sentenza
Ma ieri mattina, terminate le discussioni in assenza di repliche, il giudice Pintori si è ritirato in camera di consiglio e ha poi letto la sentenza che condanna il ventenne ha sei anni otto mesi: pena più lieve di quanto ha chiesto il pm dell’antiterrorismo, ma comunque ritenendolo colpevole di tutti gli addebiti. Entro 90 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza e poi l’avvocato Delogu potrà formalizzare il ricorso in appello.
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