dopo il 25 aprile

Comunità ebraica-Anpi, accuse incrociate 

Meghnagi: i partigiani ci hanno espulso. Pagliarulo: farnetica 

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Il giorno dopo il corteo del 25 aprile di Milano, comunità ebraica e Anpi continuano ad accusarsi per quanto successo sabato con toni sempre più accesi fino alle minacce di querele, che mettono anche in dubbio la possibilità di tornare a sfilare insieme l’anno prossimo.

Lo scontro

Lo dice chiaramente Luciano Belli Paci, figlio della senatrice a vita Liliana Segre, che si interroga anche sulla sua permanenza nell'associazione dei partigiani di cui è dirigente: «Non so se ci sono le condizioni per tenere la tessera dell'Anpi». Ieri mattina è stato il presidente della comunità ebraica milanese Walker Meghnagi a tornare all'attacco, definendo l'uscita della Brigata ebraica dalla manifestazione un'espulsione «assurda» e «vergognosa», fino a parlare di «colpo di Stato». «Siamo stati espulsi, cacciati dal corteo», ha aggiunto e «l'Anpi è dietro tutto questo, ha organizzato tutto questo perché sin dall'inizio aveva detto no agli ebrei al corteo». Meghnagi ha contestato anche la versione secondo cui il blocco del corteo sarebbe dipeso dal mancato rispetto di accordi preventivi sul posizionamento della Brigata e sull'esposizione di bandiere israeliane. «Non è vero niente. Abbiamo rispettato tutte le regole», ha assicurato.

Sulla stessa linea Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica, secondo cui «non c'era nessun accordo di non portare bandiere».

La linea

La risposta dell'Anpi non si è fatta attendere. Il presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo ha difeso la linea dell’associazione e ha definito «farneticanti» le accuse rivolte dalla Comunità ebraica, parlando di dichiarazioni «provocatorie, false e volutamente strumentali» di Meghnagi: «Ovviamente con lui ci vedremo in tribunale». «Lo denunceremo per diffamazione», ha precisato il presidente provinciale di Milano, Primo Minelli: «Continua a dire cose false e non lo tolleriamo più».

Minelli ha aggiunto che la Brigata ebraica «ha preso la testa del corteo» senza che fosse previsto, e ha ribadito che l'Anpi ha condannato subito gli insulti antisemiti che si sono sentiti durante la manifestazione. Ma «gli avevamo detto di non portare le bandiere, ci assicurano che non le porteranno e poi le portano, oltre alle foto di Trump, Netanyahu e lo scià Pahlavi».

Per tutta risposta, Meghnagi ha rilanciato annunciando a sua volta denunce per antisemitismo nei confronti dei vertici dell'associazione: «Minelli è da anni che incita l'antisemitismo. Pagliarulo dice menzogne. Lo aspetto in tribunale, non ho alcun timore», spiegando poi di voler chiedere un incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e con il Papa, per «combattere questo antisemitismo insieme a noi».

L’intervento

In questo clima è intervenuto anche Luciano Belli Paci, presente al corteo dietro allo striscione di “Sinistra per Israele”. Pur prendendo le distanze dagli attacchi di Meghnagi all'Anpi, non ha accettato le parole di Pagliarulo: «È inaccettabile dare la colpa di quanto è successo a chi l'ha subito. Questa non è l'Anpi a cui sono iscritto. Finora siamo riusciti a mantenere una manifestazione unitaria del 25 aprile con dentro tutti. Ma quanto successo, lo mette a repentaglio».

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