Gli attivisti.

Comitati, denuncia in Procura: «Pale a Mogorella irregolari, su quelle aree ci sono usi civici» 

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Le undici torri eoliche di Mogorella non rovinano rovinano soltanto il paesaggio. Qui si parla di «pesanti irregolarità sui terreni gravati da usi civici, motivo per cui il coordinamento Gallura per la Difesa della Sardegna, assieme al Comitato Alta Marmilla e al Comitato Sarcidano Difesa Territoriale hanno inoltrato una denuncia formale alla Procura Generale di Cagliari, alla Procura di Oristano, alla Corte dei Conti e al commissario per gli Usi Civici: «Le torri eoliche sono illegittime, la politica e la magistratura facciano il loro dovere». Al centro della segnalazione, l’irregolarità delle torri eoliche del parco “Monte Grighine”, a Mogorella.

Lo studio

Il vero vulnus è che le aree occupate dall'impianto insisterebbe il vincolo di uso civico, un diritto collettivo inalienabile che appartiene alla comunità locale. Le zone d’ombra sollevate dai Comitati sono tre. La prima è l’assenza del piano di valorizzazione e sdemanializzazione: «Secondo le norme (la legge 1766 del 1927 e la legge regionale 12 del 1994), senza questi atti non è possibile cedere terre civiche a privati per scopi industriali». E ancora: le autorizzazioni sarebbero a rischio nullità: «Pertanto, i comitati chiedono alle autorità di verificare la validità dell’autorizzazione unica alla costruzione e la permanenza in esercizio di un impianto che ritengono essere abusivo. In caso di nullità, viene chiesto con forza chi debba ordinare l’immediato smantellamento dell’opera». Il terzo elemento è il ripristino ambientale: «Non vi è traccia di fideiussioni bancarie o assicurative che garantiscano la rimozione delle mastodontiche fondazioni in cemento al termine del ciclo di vita delle turbine». Il rischio – per comitati e cittadini – è che i costi della bonifica ricadano in futuro sulla collettività.

Reazioni

«Non siamo di fronte a un semplice errore formale, ma a un vero e proprio strappo alla legalità», osserva Maria Grazia Demontis, del Coordinamento gallurese. «Le terre civiche di Mogorella appartengono alla comunità: costituiscono un diritto di godimento sacro e inviolabile che in nessun modo può essere depennato da superficialità e approssimazione istituzionale. Non chiediamo sconti: pretendiamo il ripristino immediato della legalità attraverso la demolizione dell’impianto. Gli usi civici restano un pilastro del diritto non ancora scalfito dal furore normativo green dello Stato Italiano. Un pilastro ancora preservato dalla Corte Costituzionale». E ancora: «Risulta sconcertante che per oltre 15 anni sia stata ignorata l’assenza di un requisito cardine per l’autorizzazione e l'esercizio di questo impianto. È inaccettabile che né gli enti preposti al controllo né i funzionari regionali abbiano rilevato una simile irregolarità. Come mai che chi è deputato istituzionalmente alla verifica non interviene? Chiediamo alla presidente Todde e all'assessore Cani che, una volta per tutte, si ponga fine a questo silenzio istituzionale», conclude Demontis. «È indispensabile l’apertura immediata di un tavolo di confronto con i comitati per affrontare le zone d'ombra che stanno segnando la transizione energetica nell'Isola. La Giunta è chiamata a una scelta di campo: schierarsi al fianco dei cittadini per la difesa della legalità o continuare a trascurare la realtà di fatti e illeciti già denunciati».

Il territorio

Giovanna Melis, del Comitato Alta Marmilla, aggiunge: «Da cittadina di Mogorella pretendo il rispetto della legalità e il pieno ripristino del diritto di godimento delle nostre terre civiche, che per troppo tempo ci sono state sottratte in violazione delle norme vigenti. Questi terreni non sono spazi vuoti a disposizione della speculazione industriale, ma costituiscono un patrimonio sacro e inalienabile della nostra comunità, oltre che fonte insostituibile della nostra sopravvivenza».

La speculazione

L’iniziativa degli attivisti si incardina nella mobilitazione contro la speculazione energetica, con l’obiettivo di tutelare il patrimonio paesaggistico, ambientale e identitario della Sardegna. I Comitati restano ora in attesa di un riscontro dalle autorità competenti per fare chiarezza su uno dei parchi eolici più discussi dell'Isola: «L'esperienza finora acquisita in termini giuridici e regolamentari sembrerebbe indicare che la speculazione energetica in Sardegna, ieri come oggi, non è solo immorale e illogica sul piano politico energetico», chiude Luigi Pisci del Comitato Sarcidano, «ma pare un processo costellato da vizi normativi e superficialità tanto più inaccettabili quanto è alta la posta in gioco per la nostra Isola».

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