Nel gioco degli opposti a cui l’informazione indulge per ritrarre i personaggi, all’interno del pool Mani Pulite e soprattutto dopo l’inchiesta Gherardo Colombo è stato spesso appaiato a Piercamillo Davigo. L’uno raziocinatore, flemmatico, capace di problematicità nel cercare la giustizia senza perdere di vista l’umanità; l’altro sagace, sulfureo, pronto ad appoggiare il sarcasmo alla citazione letteraria quando non al catechismo. È finita che Colombo ha lasciato la magistratura quasi vent’anni fa e Davigo ci è rimasto fino alla pensione, ma intanto hanno scritto insieme un libro simbolo del loro dualismo, il dialogo “La tua giustizia non è la mia”. Ma l’attualità è imprevedibile e quindi ora, sulle opposte barricate del referendum sulla riforma Nordio, Colombo si trova come alter ego un altro ex Pm di Mani Pulite, il suo volto più iconico, il mercuriale Antonio Di Pietro, convintissimo del Sì. E come Di Pietro, anche Colombo corre tra un incontro e un’iniziativa, ma per il No. In una campagna così serrata accetta alcune domande, a patto di poter dare risposte «lapidarie».
Qual è il rischio peggiore che vede all’orizzonte se dovesse vincere il Sì?
« Diminuirebbe la possibilità di tutelare i nostri diritti di fronte a qualsiasi tipo di potere, politico e non ».
Sarebbe possibile Mani Pulite con questa riforma?
« Finirebbe in un attimo ».
Quando era Pm, lei prendeva il caffè con i giudici?
« Con i giudici, con gli avvocati, con i cancellieri, con i segretari, a volte anche con gli indagati ».
Con i condannati?
« Può essere successo ».
La riforma e poi la campagna per il Sì sono state accompagnate dalla costante delegittimazione dei giudici da parte di maggioranza ed esecutivo: la magistratura non l’ha corroborata, ad esempio con episodi come l’hotel Champagne?
« La vicenda dell’hotel Champagne risale a sette anni fa, immediatamente la magistratura ha reagito, espellendo e sanzionando i magistrati coinvolti. Non è successo altrettanto ai politici, per uno dei quali, che oltre ad essere parlamentare era magistrato in aspettativa, è stato negato al Csm l’uso delle intercettazioni telefoniche nel procedimento disciplinare avviato nei suoi confronti ».
Già anni fa Davigo criticava la “logica a pacchetto” nelle scelte del Csm: io promuovo il tuo, tu promuovi il mio (o lo assolvi alla disciplinare). Perché i consiglieri sorteggiati dovrebbero essere peggio?
« Se il problema è l’appartenenza a una corrente, certamente il sorteggio non lo risolve. Chi fa parte delle correnti prima del sorteggio, continua a farne parte anche dopo. Ci si illude di risolvere un problema calpestando il principio della rappresentanza, cardine della nostra democrazia. Peraltro, far parte di una corrente non è un crimine. Falcone ha fondato una corrente, Borsellino era rappresentante di vertice di un’altra, altrettanto succedeva a Guido Galli, ucciso da Prima linea ».
La separazione delle carriere era notoriamente un pilastro del piano di Gelli. L’inchiesta sulla P2 è sua: ricordarlo è una forzatura oppure ha un senso?
« Il “Piano di rinascita democratica”, al capitolo dedicato ai provvedimenti a medio e lungo termine, prevede la separazione delle carriere requirente e giudicante. Tra le tante modifiche che propone vi è anche quella di togliere al presidente della Repubblica il compito di nominare il Governo, previsione che riecheggia il premierato ».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
