Prove di dialogo nel lussuoso e blindatissimo Hotel Serena di Islamabad, dove i rappresentanti di Iran e Stati Uniti si sono ritrovati faccia a faccia per la prima volta dal 1979. I colloqui vanno avanti in formato trilaterale, con alcuni alti funzionari pachistani come mediatori. Sono in 70 nella delegazione di Teheran. A guidarla il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, 65 anni, già capo delle forze aeree delle Guardie rivoluzionarie, poi comandante della polizia del regime. Per molti la Casa Bianca lo valuterebbe futuro leader. Con lui il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, figura chiave dei negoziati sul programma nucleare iraniano. Potrebbero esserci anche Ali Akbar Ahmadian (segretario Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale) e Abdolnaser Hemmati (governatore Banca Centrale).
In testa alla delegazione Usa il vicepresidente JD Vance. Donald Trump ha deciso di inviarlo perché gli iraniani non si fiderebbero degli altri due negoziatori – l’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff e il cognato e consigliere di Trump, Jared Kushner – che hanno guidato i precedenti negoziati interrotti però dagli attacchi sull’Iran. Presente anche l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comande centrale degli Stati Uniti.
Per il Pakistan, il premier Shehbaz Sharif e il potente capo delle forze armate Asim Munir. Sharif ha incontrato separatamente le due delegazioni, Munir è invece considerato il vero punto di riferimento di Trump a Islamabad (lo ha definito il suo «Maresciallo di campo preferito»). Con loro anche Ishaq Dar, ministro degli Esteri e vicepremier.
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