L’ordinanza.

Collegio dei revisori, il Tar dà ragione al Comune 

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L’obbligatorietà della parità di genere nella nomina del collegio dei revisori dei conti del Comune era rispettata. È questa, in estrema sintesi, la motivazionale con cui il Tar dà ragione all’amministrazione e torto a una ricorrente che si era rivolta ai giudici amministrativi per contestare, a suo giudizio, il mancato rispetto della parità di genere nella nomina del nuovo organismo, alla fine dello scorso anno.

La vicenda: per l’elezione del nuovo organismo, il Comune aveva l’obbligo di garantire due del genere non prevalente all’interno di una rosa di cinque nomi da cui vengono estratti i tre membri finali. Secondo i ricorrenti, data l’incandidabilità di una (Camilla Conti), inizialmente dentro la cinquina, il Comune avrebbe dovuto far scorrere la graduatoria e “pescare” così Maria Laura Vacca, che era rimasta fuori, garantendo l’equilibrio di genere (insieme a Francesca Nocera). Non per i giudici amministrativi che hanno invece comunque riconosciuto la regolarità dell’operazione. «Abbiamo applicato il regolamento in cui era scritto che ogni eventuale controllo sull’ammissibilità dei componenti all’interno della cinquina», la Conti non era iscritta nella lista per i Comuni sopra i 15mila abitanti, «sarebbe stato fatto a posteriori, pur sempre nel rispetto della parità di genere», spiega Marco Benucci, presidente del Consiglio comunale. «Il Tar ci ha dato ragione. Alcuni esponenti in Consiglio ci avevano suggerito di annullare quella nomina in via di autotutela. Ma noi, avendo applicato pedissequamente un regolamento, eravamo sicuri della bontà dell’operazione». ( ma. mad. )

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