Monserrato.

Clelia e Lavinia, un parco per celebrarle 

La città omaggia le sorelle-levatrici Degli Agostini: «Sono la nostra storia» 

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Per mezzo secolo, dagli anni Trenta, fecero nascere almeno 20mila bambini tra Monserrato e Pirri. Intere generazioni venute al mondo grazie alla professionalità instancabile delle sorelle Degli Agostini. Due figure – quelle delle levatrici Clelia e Lavinia – quasi mitologiche, che sono state appena celebrate con l’intitolazione del parco tra via Caracalla e via Porto Botte, a Monserrato.

Il ricordo

Oggi la loro memoria vive soprattutto attraverso la voce della nipote, Maria Vittoria Degli Agostini, presente ovviamente alla cerimonia di intitolazione, che ha spento 80 candeline e abita ancora nella loro casa, a Pirri. Le sue parole restituiscono la fatica e l’amore che hanno segnato la vita delle zie: «Sapesse quante volte quel campanello mi svegliava di notte. Hanno lavorato così tanto che mi viene da piangere. Non dormire le notti, non avere vacanza, non avere famiglia» ricorda con la voce rotta dall’emozione.

Parla di Lavinia con particolare trasporto: «Era la più dolce, forse la più vicina alle donne. A Monserrato la ricordano tantissimo, lì ha lasciato il cuore e i monserratini hanno lasciato il cuore a lei». E sull’intitolazione del parco aggiunge: «Soprattutto zia Ines sarebbe stata felicissima. Avere un parco con dei bambini, con le persone che leggono la targa: sarebbe stato il suo sogno».

La loro storia

Nel 1934 Clelia arrivò nell’Isola, da Padova, trovando una realtà segnata da povertà e da un altissimo tasso di mortalità materna e infantile. A bordo della sua Graziella, l’ostetrica “a domicilio” percorreva chilometri a qualsiasi ora per raggiungere le donne in travaglio. Lavinia – per tutti Ines – la raggiunse qualche anno dopo, incuriosita dai racconti della sorella su una terra «bellissima, ma disastrata». Insieme assistettero migliaia di famiglie, senza ferie né pause, sempre pronte a rispondere a una chiamata. «Qui ho avuto tutto: lavoro, soddisfazioni e gioie, conosco tutti e tutti conoscono me. Sono a casa mia» era solita dire Clelia. Lavinia, la più “dolce” delle due, amava il suo mestiere con altrettanta intensità: «Se avessi un’altra vita rifarei le stesse scelte. Il mio più grande orgoglio è non aver mai visto morire né una donna né un neonato tra le mie mani».

E forse, guardando la loro vita, si comprende quanto siano state anche un esempio per molte donne di oggi: in un’epoca in cui non sposarsi e dedicarsi completamente alla propria professione era quasi un atto rivoluzionario, Clelia e Ines hanno scelto la libertà, la responsabilità e il lavoro come forma più alta di amore.

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