Roma. «Le difese dei colossi dei social hanno contestato i nuovi documenti depositati dai legali del Moige, che evidenziano come entrambe le società fossero già a conoscenza degli effetti dannosi dei loro algoritmi sui minori: meccanismi di rinforzo variabile, scroll infinito e profilazione comportamentale progettata per massimizzare la dipendenza degli utenti più piccoli». Lo spiega il Moige-Movimento Italiano Genitori che con un gruppo di famiglie, assistiti dallo studio legale Ambrosio & Commodo, ha presentato un class action contro Meta (Instagram e Facebook) e TikTok, a proposito della prima udienza civile a Milano.
«Gli avvocati di Meta e TikTok - si legge in una nota del Moige - hanno cercato di ridimensionare la portata scientifica di tali prove, nonostante la letteratura internazionale lo confermi». E hanno «sollevato eccezioni preliminari, contestando la competenza e la giurisdizione dei giudici italiani a decidere sulle loro condotte». I legali del Moige e delle famiglie hanno ricordato che «la giurisdizione italiana è fondata», e che è «piena competenza nazionale» la tutela di questo tema. «Gli stessi legali - si legge - hanno inoltre sollecitato il Collegio dei giudici affinché il processo venga gestito con la massima celerità, considerata l'urgenza della tutela da garantire ai minori e il danno che ogni giorno di ritardo comporta per milioni di bambini italiani». Il procedimento proseguirà con altre udienze «in un calendario che il Tribunale comunicherà prossimamente». L'azione legale, «prima in Europa a tutela dei minori nel settore digitale, mira a proteggere circa 3,5 milioni di bambini italiani tra i 7 e i 14 anni attivi illegalmente sulle piattaforme social».
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