Dagli occhi grandi e definiti nei contorni scaturisce uno sguardo intenso, che esprime gioia e serenità, pace e fratellanza, armonia con se stessi e con gli altri. Sono le figure che nascono dall'ispirazione di Luigi Pillitu, scultore e pittore, che da più di sessant'anni si dedica all'arte naif. L’artista, che con la sua famiglia vive nella casa-museo di Assemini, è al centro del volume “Luigi Pillitu. Scultore e pittore”, curato da Giovanni Spanu, con fotografie di Ignazio Pani, ed edito da Arkadia. Nel libro si ripercorrono le tappe di una vita intera e di una creatività che, nel tempo, ha assunto varie forme: alla scultura, primo amore, si è aggiunta la pittura; all'olio su tela si sono aggiunti gli acrilici. Le opere legate alla sfera privata si sono arricchite di una dimensione pubblica: mostre, rassegne e anche lavori per occasioni precise. Su tutte, nel 1970, quella dedicata a Papa Paolo VI, in visita a Cagliari.
L’incontro
Queste e altre riflessioni sono state al centro dell'incontro sulla monografia, che si è tenuta giovedì a Cagliari, alla Fondazione di Sardegna, a cui hanno partecipato l'artista, l'autore del volume e lo storico dell'arte Giorgio Pellegrini. «Viviamo in tempi in cui le parole e le immagini sembrano scivolarci addosso», ha esordito l'esperto, «in questo contesto l'arte naif ci permette di recuperare la naturalezza e l'immediatezza della realtà». Il pensiero va a Rousseau Il Doganiere e ad Antonio Ligabue, «ma in Sardegna», continua Pellegrini, «l'arte naif è nata con Luigi Pillitu: è il suo primo e più grande rappresentante». Sullo schermo scorrono le immagini delle opere, di cui si sottolineano la profonda umanità e la totale assenza di tormento, «a contrastare la gravità dei tempi attuali».
La prima volta
Il racconto della nascita dell'ispirazione è un capolavoro di spontaneità. Pillitu spiega che si trovava davanti al camino, con il fuoco acceso, quando - non ancora ventenne - a un certo punto spiega al padre che il tronco che sta guardando ha in sé una forma. La vede solo lui, ma lavorando il legno ed eliminando ciò che considera superfluo, la scultura prende vita. «Ciò che importa», dice l'artista, «non è la perfezione ma l'emozione».
Il futuro
L’autore del volume, Giovanni Spanu, è rimasto colpito dall'originalità delle sue opere, oltre che dalla lettura che l'artista dà delle situazioni. L'estro e la creatività danno voce a un mondo di sentimenti ed emozioni che non sempre possono essere espressi a parole. Servono i colori, le dimensioni giuste, le luci e le ombre. «La grandezza artistica di Pillitu», spiega Spanu, «spazia su più fronti e si esprime sempre in modalità nuove; è questo che ha sempre richiamato non solo la curiosità degli esperti del settore, ma anche del vasto pubblico». Nizza, Parigi, Roma sono alcune delle sedi in cui le sue opere sono esposte. Il volume ne riproduce un centinaio, dando il senso del tempo trascorso, ma lasciando la porta aperta verso il futuro, perché l'ispirazione è viva più che mai.
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