Il processo.

Cinturrino si difende: non volevo uccidere I pm: tutto calcolato 

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Milano. Avrebbe fatto di tutto Carmelo Cinturrino affinché Abderrahim Mansouri non si salvasse quel pomeriggio del 26 gennaio nel bosco di Rogoredo, aspettando che morisse a terra dopo avergli sparato un colpo alla testa da 30 metri. Avrebbe atteso prima di allertare i soccorsi. Nel frattempo organizzando, presenti i colleghi, la messinscena della pistola finta vicino al corpo della vittima. Dettagli emersi da più recenti approfondimenti nell’inchiesta della Squadra mobile. Ed è stata portata, come dato nuovo, dal pm di Milano Giovanni Tarzia, titolare dell’inchiesta col procuratore Marcello Viola, davanti al Riesame nell’udienza di discussione sulla richiesta di domiciliari dell’assistente capo.

Davanti ai giudici, che decideranno nei prossimi giorni, Cinturrino, in carcere dal 23 febbraio, difeso dai legali Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, non ha cambiato la linea, nemmeno dopo le contestazioni messe nero su bianco negli atti della richiesta di incidente probatorio che hanno certificato, secondo la Procura, pure quel contesto di operazioni borderline, racket, pestaggi e soprusi per una gestione illegale delle piazze di spaccio tra Rogoredo e Corvetto. Ha ribadito ancora una volta di aver «sparato per paura», che «non voleva uccidere», che è «molto provato» per la perdita di una «vita umana», ma che è stata «una tragica fatalità». Si è difeso dall'accusa di omicidio volontario, ora anche aggravata dalla premeditazione, sostenendo che non conosceva personalmente Mansouri, ma che l’aveva visto «solo in una foto segnaletica». E la difesa ha respinto al mittente anche tutto il resto, quel quadro inquietante che viene fuori da più di 30 capi di imputazione a suo carico, tra estorsioni, arresti illegali, spaccio, concussioni, rapina, sequestro di persona, calunnia, percosse, depistaggio e falso. Indagati anche altri sei poliziotti del Commissariato Mecenate, con accuse, a vario titolo, di favoreggiamento e omissione di soccorso ma anche arresti illegali, falso e estorsioni.

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