Milano. Non c’è dubbio che, quando ha sparato da quasi 30 metri a Abderrahim Mansouri, avesse la «volontà» di uccidere. E con la versione data martedì ha continuato a mentire, ammettendo solo «aspetti che risultavano» acclarati, come il fatto di aver «alterato la scena del delitto» con la pistola finta. Anzi, ha pure tacciato di «infamità» i colleghi che negli interrogatori da indagati si sono ravveduti, mentre i suoi «metodi intimidatori» nelle operazioni trovano «conferma» in più testimonianze.
Piantedosi in questura
È netto il giudizio su Carmelo Cinturrino da parte del gip Domenico Santoro che, pur non convalidando il fermo per mancanza del pericolo di fuga, ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere: può uccidere ancora e inquinare le prove. E presto perderà la divisa. «Subito dopo il fermo - ha annunciato il capo della polizia, Vittorio Pisani - ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla polizia di Stato». Di solito «si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità». «Un quadro doloroso, in particolare per chi serve lo Stato», per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ieri a Milano ha incontrato i dirigenti della questura «per rinnovare ancora una volta il mio apprezzamento e la mia gratitudine». Perché «l’episodio di Rogoredo, per quanto gravissimo, non può intaccare una lunga storia di dedizione, disciplina e servizio» della polizia.
«Mai preso una lira»
Da San Vittore Cinturrino, attraverso l’avvocato Pietro Porciani, fa sapere che ricorrerà al Riesame per chiedere i domiciliari. Martedì davanti al giudice ha attaccato gli agenti che erano con lui a Rogoredo e ora sono indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso: «Smentisco ogni infamità che hanno tirato fuori». Ma il quadro pesante a suo carico che è emerso dalle indagini è confermato, si legge, da deposizioni «rese dagli altri operatori» del commissariato Mecenate. Un contesto di pizzo e prevaricazioni che era stato già evocato dai legali dei familiari di Mansouri, Debora Piazza e Marco Romagnoli. «Ho avuto sempre la stima di tutti, non ho mai preso una lira da nessuno, né droga», si è difeso ancora Cinturrino, negando di essere mai stato «un violento», che avrebbe pestato addirittura un tossicodipendente disabile con un martello.
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