Il bilaterale

Cina e Spagna, asse in difesa dell’ordine internazionale  

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Non solo un bilaterale, ma il segnale di un equilibrio che cambia. Nell'asse tra Pedro Sánchez e Xi Jinping prende forma una risposta politica a un mondo sempre più instabile, dove torna a farsi strada – nelle parole del leader cinese, poi riprese dal premier spagnolo – il rischio della “legge della giungla”.

È su questa linea che si è sviluppato il faccia a faccia tra i due leader, durante la visita di Sánchez a Pechino, la quarta in quattro anni. Un incontro che consolida relazioni definite dal leader iberico «al più alto livello degli ultimi 53 anni» e che segna un ulteriore passo nel tentativo di Madrid di accreditarsi come ponte tra Cina e Unione europea. Xi ha parlato apertamente di «caos e turbolenze» globali, di una competizione tra «giustizia e forza», mettendo in guardia contro una deriva nelle relazioni internazionali. Da qui l'invito a rafforzare comunicazione, fiducia reciproca e cooperazione, per andare verso un mondo in cui a prevalere non sia la logica del più forte.

L’impostazione di Xi è stata esplicitamente condivisa e rilanciata da Sánchez che ha sottolineato la necessità di «rafforzare un ordine internazionale fondato su regole e cooperazione», proprio per evitare quella deriva evocata da Pechino. Sullo sfondo, ma nemmeno troppo, la critica implicita a Donald Trump e a una linea statunitense percepita come sempre più imprevedibile e assertiva. «Siamo un Paese profondamente europeista», ma proprio per questo è nell'interesse dell'Ue rafforzare i rapporti con la Cina. «Nessuno deve offendersi», è stato il riferimento implicito a Trump.
RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?