Tortolì.

Ciao Enrico, il mare ti sia lieve 

L’ultimo saluto al pescatore vittima del naufragio del Luigino 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

INVIATO

Tortolì. Qui non c’è il respiro del mare, ma il frenetico frinire dei ventagli. E poi ci sono solo due pesci, scolpiti nella pietra del tabernacolo. Il feretro di Enrico Piras galleggia in un mare del silenzio, in una chiesa colma e commossa. L’ex agente di polizia penitenziaria sorride dal ritratto poggiato sulla bara, adorna di rose porpora e piccoli fiori bianchi. Enrico è tornato da un lungo viaggio, naufrago perduto per mesi nel blu delle correnti marine, fino alla grazia di ritrovarlo al largo di La Maddalena, il 20 aprile. Lo avevano riconosciuto dalla catenina che portava al collo.

I pescatori

Non c’è buon vento, in questa chiesa di cemento, ma facce scolpite dal sole e dal sale, mani grandi di fatica. Sono gli amici di Enrico. Lasciato il lavoro da agente di polizia penitenziaria era risalito in barca, per passione, per dare una mano al suo amico Antonio Morlè, 53 anni, il capitano del Luigino, colato a picco l’11 febbraio. E come se ci fosse anche lui qui vicino a Enrico. I suoi familiari sperano ancora di poter aver una salma su cui piangere. Nel frattempo piangono anche loro l’ultimo ad averlo visto.

Padre Mariano Asunis, cappellano militare a Nassiriya, ex parroco di Stella Maris ad Arbatax, è venuto a salutare questo suo fratello. «Il mare è molto geloso e raramente restituisce ciò che gli appartiene, nemmeno i pescatori. Grazie alla preghiera questo è accaduto. Non dimenticherò quando a Nassirya distrussero i corpi dei nostri militari. Dissi allora “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento li colpirà, possono distruggere il corpo non l’anima”». Il corpo martoriato di Enrico come quello delle vittime dell’attentato. «L’anima è al cospetto di Dio e per questo Enrico è felice in questo momento».

Il saluto

Don Giampaolo Matta, parroco a Monte Attu, legge parole commosse rivolte alla moglie e alle figlie: «Il mare lo ha abbracciato per tutta la sua vita, nei momenti di gioia e in quelli di dolore. Lo ha abbracciato per anni. Ognuno custodirà nel proprio cuore i ricordi belli che ci legano a lui, il suo sorriso, il bene che ha saputo donare». I colleghi della polizia penitenziaria lo aspettano all’uscita della chiesa, per un saluto come si conviene a un collega rispettato. Sul sagrato non vola una mosca, non c’è nulla da applaudire. Una nuvola ruba qualche grammo di calore al sole. Enrico prende il largo su una Maserati grigia. Qui non ci sono barche, solo pescatori a piedi. Pesci fuor d’acqua.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?